Povero, vecchio e sempre più staccato dalle grandi d’Europa. Il pallone italiano si scopre ancora più in crisi nel Rapporto Deloitte 2015, la consueta relazione annuale sullo stato del calcio europeo elaborato dall’azienda di servizi statunitense. Da cui emerge che la Serie A è ormai la periferia del calcio continentale, visti i risultati sul campo e in sede di bilancio.

Nel 2001 l’Italia era il meglio del calcio europeo, con addirittura cinque club nei primi dieci. Oggi di quella grandezza resta solo una piccola traccia: la Juventus, che chiude la Top Ten alle spalle di Chelsea, Arsenal e Liverpool, e con 280 milioni di fatturato e un bilancio dal passivo controllato è l’unico club italiano ad avvicinarsi alle big straniere. Il problema fondamentale – spiega l’Istituto Deloitte – resta l’assenza di stadi proprietà, che impedisce lo sviluppo delle finanze un po’ di tutte le società (con l’eccezione della sola Juventus, che ha comunque un impianto abbastanza piccolo); i diritti tv rappresentano la maggiore (a volte l’unica) fonte di introiti, e di questo passo la forbice può solo aumentare. “A meno che non ci siano significativi ed immediati investimenti è improbabile che questa tendenza negativa si fermi”, conclude il rapporto.

Il 2014, invece, è stato l’anno del Real Madrid, che sull’onda della vittoria della decima Champions League ha consolidato la prima posizione in vetta alla classifica dei club continentali con un bilancio da 550 milioni di entrate. Ma per la prima volta anche il Manchester United ha sfondato la soglia del mezzo miliardo di euro di fatturato. Completa il podio il Bayern Monaco, mentre nella Top Venti domina l’Inghilterra, con 8 club. Premier League, Serie A, Liga e Bundesliga monopolizzano la classifica: solo Francia (col Paris Saint-Germain, quinto) e Turchia (con il Galatasaray, 18esimo) riescono ad inserirsi nella graduatoria e spezzare l’egemonia dei grandi campionati.

Dal punto di vista quantitativo l’Italia non è messa malissimo, con quattro squadre fra le prime venti. Ma tutte sono scivolate in posizioni di rincalzo. Il Milan, con un fatturato di 250 milioni, per la prima volta esce dalla Top Ten, a causa dell’esclusione dalle Coppe europee (che, se replicata anche il prossimo anno, potrebbe causare anche un tracollo nel ranking Uefa); visti i risultati in campionato e l’andamento delle finanze, “è improbabile che nel prossimo futuro torni fra le prime dieci”. Non va meglio sull’altra sponda del Naviglio: l’Inter è addirittura 17esima, ha perso quattro posizioni in due anni, toccando il minimo storico di 165 milioni di fatturato. Solo la crescita del settore commerciale (+18% nell’ultimo anno, uno degli aspetti su cui la dirigenza di Thohir si sta concentrando maggiormente) rappresenta una nota positiva per i nerazzurri; ma senza il ritorno in Champions League ogni sforzo rischia di essere vano. Una posizione più su si trova il Napoli (16esimo), che ha conti più in ordine delle milanesi, ma rischia di pagare a caro prezzo l’eliminazione nei preliminari di Champions contro l’Athletic Bilbao: secondo Deloitte, potrebbe addirittura uscire dalle prime venti.

Insomma, la situazione non è rosea per il calcio italiano. Soprattutto se confrontata al resto d’Europa, che continua a crescere. Secondo le previsioni dell’Istituto Deloitte, nel 2015 anche Bayern Monaco, Barcellona e Psg potrebbero sfondare la quota del mezzo miliardo di euro. Le big, insomma, fatturano il doppio delle italiane, grazie a entrate diversificate, stadi moderni e sempre pieni, marketing e merchandising all’avanguardia. E per l’Italia perdere sul campo diventa quasi inevitabile.

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