Abitiamo uno spicchio di universo come a bordo di una gigantesca astronave interplanetaria. Senza nemmeno rendercene conto. La Via Lattea potrebbe essere un enorme sistema di trasporto galattico, un cunicolo spazio-temporale in grado di collegarci, come nel film Interstellar, ai più lontani recessi del cosmo. È la suggestiva ipotesi formulata in uno studio frutto della collaborazione tra astrofisici indiani della Jadavpur University e statunitensi della Milwaukee school of engineering, appena pubblicato sulla rivista “Annals of Physics”, cui ha dato un contributo significativo la Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste.

L’ipotesi degli scienziati nasce dal tentativo di comprendere la natura della materia oscura

L’ipotesi degli scienziati nasce dal tentativo di comprendere la natura della materia oscura, che permea un quarto dell’universo, ma ancora sfugge all’osservazione sperimentale diretta. “Se mettiamo insieme la mappa della distribuzione della materia oscura nella Via Lattea, realizzata dal nostro gruppo nel 2013, col modello più attuale del Big Bang che spiega l’universo, e ipotizziamo l’esistenza dei cunicoli spazio-temporali – spiega Paolo Salucci, astrofisico della Sissa tra gli autori dello studio, – allora quello che otteniamo è che nella Via Lattea potrebbe davvero esserci uno di questi cunicoli. Addirittura, essere grande come la galassia stessa. E non finisce qui. In questo cunicolo – continua lo scienziato – si potrebbe anche viaggiare perché, in base ai nostri calcoli, sarebbe navigabile. Proprio come quello che tutti abbiamo visto nel recente film Interstellar”.

Previsti dalle equazioni della Relatività generale di Einstein, di cui proprio quest’anno si festeggia il centenario, i “wormhole” sono, infatti, come buchi nello spazio-tempo. Scorciatoie che mettono in comunicazione punti molto distanti dell’universo (su YouTube un’animazione Sissa del tunnel spazio-temporale della Via Lattea ). “Quello che abbiamo cercato di fare nel nostro studio – precisa Salucci – è risolvere proprio l’equazione sulla quale lavorava l’astrofisica Murph (la figlia del protagonista di Interstellar ndr). Ma naturalmente – scherza l’astrofisico italiano – l’abbiamo fatto in tempi non sospetti, ben prima dell’uscita del film. Si tratta, in realtà, di un problema estremamente interessante per gli studi sulla materia oscura”.

Previsti dalle equazioni della Relatività generale di Einstei i “wormhole” sono come buchi nello spazio-tempo

Sono anni, infatti, che gli scienziati danno la caccia alla materia oscura. I fisici del Cern di Ginevra sperano di catturarla con la riaccensione, tra un paio di mesi, dell’acceleratore Lhc (Large hadron collider) alla sua massima potenza. Nei Laboratori nazionali del Gran Sasso, al riparo nelle viscere della montagna, puntano, invece, sull’esperimento “Xenon1T”, che sarà operativo a partire da quest’estate. Ma esistono anche teorie alternative a quella particellare sulla natura più intima di questa elusiva componente del cosmo. “Il nostro lavoro propone una riflessione più complessa. La materia oscura – sottolinea Salucci – potrebbe anche essere un’altra dimensione, forse proprio un grande sistema di trasporto galattico”. Ma come dare una cornice sperimentale a queste suggestive ipotesi teoriche? “In via di principio – conclude l’astrofisico -, lo si potrebbe fare confrontando due galassie, la nostra e una molto vicina, come per esempio la Nube di Magellano. Ma – ammette Salucci – siamo ancora molto lontani dalla possibilità effettiva di eseguire un confronto del genere”.

Lo studio su Annals of Physics

Il video del Sissa su Youtube