Fine 2015. Mancano meno di 12 mesi alla scadenza dei diritti tedeschi del Mein Kampf (“La mia lotta”), il saggio di Adolf Hitler alla base del pensiero nazionalsocialista pubblicato per la prima volta nel 1925 e che la Germania ha proibito entro i suoi confini dalla fine della seconda guerra mondiale. Al momento il copyright è nelle mani dello stato della Baviera che, dopo averne vietato la pubblicazione per anni – salvo casi eccezionali -, non sa ancora se e cosa potrà fare. Le opzioni al vaglio sono la messa al bando di eventuali stampe o l’autorizzazione di una nuova, obbligatoriamente corredata da un commento critico. In entrambi i casi, si tratterà di una decisione unica, che non ha alcun precedente.

L’avvento di internet e del digitale ha di fatto reso il testo disponibile ovunque e in qualsiasi momento, ma “l’oggetto libro” nonché la possibilità che qualcuno tragga profitto da una sua pubblicazione continua a generare dubbi e timori in Germania. Specie in un momento in cui il Paese assiste anche al progressivo consenso di Pegida, il movimento anti-Islam che ha portato migliaia di manifestanti in piazza da Dresda a Berlino, e il cui leader si è fatto fotografare con taglio e baffi da Hitler.

Al momento, però, non è stata presa nessuna decisione. La Börsenverein des Deutschen Buchhandels, l’Associazione dei Librai tedeschi, raggiunta telefonicamente da ilfattoquotidiano.it, ha fatto sapere che non fornirà nessuna informazione diretta riguardo al Mein Kampf né tanto meno lo nominerà mai al telefono.

A fronte dell’invito ad inviare “un’email con domande generali”, né il libro né il suo autore o la data di pubblicazione vengono mai citati nelle risposte. Quattro giorni dopo, tramite l’ufficio stampa, l’ufficio legale dell’associazione comunica che non consente di rispondere ai quesiti sottoposti, neanche in termini “generali”. Chiariscono però che “in Germania i diritti sui libri durano 70 anni dalla morte dell’autore (e Hitler morì nel 1945)”, che “dopo la scadenza dei diritti chiunque può pubblicare il testo” e che solo in alcuni casi – informazione irrilevante sulla questione – “i diritti dei libri che non sono mai stati pubblicati dall’autore possono essere riservati per 25 anni a decorrere dalla prima pubblicazione”.

E, infine che, per quanto riguarda la pubblicazione “a livello internazionale, dipende dagli accordi stretti dalla Germania con i diversi paesi”. Risposte che, dunque, non chiariscono quale sarà il destino del testo in Germania.

Per quanto riguarda l’Italia, si trova ancora in vendita su Amazon un’edizione pubblicata da Kaos Edizioni commentata dal politologo Giorgio Galli con postfazione di Gianfranco Maris, presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti), mentre su vari siti neonazi è possibile trovare in pdf una versione integrale e senza commenti. In molti Paesi, però, – tra cui Stati Uniti, Inghilterra e Francia – la pubblicazione del testo è legale e fonte di introiti per diversi editori.

Nei giorni scorsi la Bbc, che ha dedicato una puntata all’ipotesi di pubblicazione in Germania, ha ricordato che oggi, a leggere il testo di Hitler, è chi vuole capire meglio l’Olocausto o il totalitarismo. Ma il libro ha successo anche in Medio Oriente “e soprattutto in India, tra i nazionalisti Hindu“. Non solo: un anno fa, il sito vocativ.com scriveva che il Mein Kampf, grazie alle piattaforme come Amazon, Barnes & Noble e iTunes e al prezzo di vendita a 99 centesimi, era in testa alle classifiche degli e-book.

Secondo il New York Times anche per la Germania la soluzione migliore sarebbe quella di seguire quanto raccomandato nel 1959 da Theodor Heuss, primo presidente della Repubblica Federale: “Pubblicarlo, per non dimenticare”. All’epoca i suoi connazionali lo ignorarono. Nel 2015 la questione, però, dovrà trovare una risposta.