Se ci fosse un Oscar dell’idiozia legato al politicamente corretto a tutti i costi, questa settimana avremmo due nomination mica da ridere.

La prima è orgogliosamente italiana.

Un gruppo di oncologi insieme al Codacons – pare, sembra, si dice: una volta che ha cominciato a circolare la notizia, tutti hanno disconosciuto l’ipotesi – ha proposto di limitare, se non vietare, il fumo nei film e nelle fiction.

Buona idea: Tony Servillo ne La grande bellezza invece di fumarsi una svapora potrebbe ciucciare malinconicamente un choopa chups. Un film meraviglioso come Smoke dovrebbe essere riscritto e diventare Filetti di baccalà fritti, con Harvey Keitel che gestisce una friggitoria invece di una tabaccheria (ma anche qui, qualche associazione contro i grassi saturi, organizzerebbe manifestazioni fuori dalla sale cinematografiche).

Il motivo della censura tabagistica? Semplice: a veder fumare, scatterebbe un meccanismo emulativo.

D’altro canto chi di noi non si è messo a trafficare cocaina dopo aver visto Scarface? Eppure tutto si è risolto con il ministro della Salute Lorenzin che predica “buonsenso”.

Un po’ come era successo con l’idea di bandire armi e sparatorie, sempre nei film e nelle fiction – in quel caso Luca Zingaretti era già pronto per rivisitare il Commissario Montalbano facendo pum pum con la bocca, la pistola con indice e pollice –  questa è l’ennesima, enorme castroneria che viene suggerita e incredibilmente seriamente valutata.

Propongo l’abolizione da ogni forma di arte di cose sgradevoli. Mani nel naso, parolacce, violenza mimata e messa in atto, flatulenze. Chi l’ha detto che il cinema deve somigliare alla vita vera?

La seconda nomination se l’aggiudica l’Oxford University Press, una delle più grandi case editrice di testi scolastici in Inghilterra e nel mondo (vende in quasi 200 paesi).

Ha chiesto ai propri autori di non nominare il maiale in tutte le sue forme, per non urtare i piccoli lettori di fede musulmana o ebrea. Di più: di non raffigurarlo, il maiale. Fosse anche Peppa Pig, amatissima anche dai bambini britannici.

La cosa è talmente idiota da essere stata bollata dal deputato laburista musulmano Khalid Mahmood come «del tutto insensata».

Insomma, dopo poco più di una settimana in cui il mondo libero si è ribellato ad ogni forma di censura al grido di Je suis Charlie, arriva qualcuno che non solo non è Charlie ma n’est pas Peppa Pig.

Non so voi: io non sono mai offeso dalle manifestazioni di fede degli altri. E parlo da agnostico. Non mi interessa che su un muro sia affisso un crocefisso, una stella di David, Buddha, la foto della Mecca. Non mi interessa.

Non mi offende un credo. Ma che qualcuno creda che siamo un branco di imbecilli, quello sì, Signori miei, mi fa incazzare.