di Carblogger

Acea ha reso noto i dati relativi alle vendite in Europa nel 2014, e puntualmente sono arrivate le analisi di settore e i comunicati stampa delle Case. Se questi ultimi sono sempre più simili ai commenti dei politici il giorno dopo le elezioni, dalle prime sarebbe lecito aspettarsi una certa obiettività.

Alcuni esperti sostengono che l’aumento delle immatricolazioni (+5.4%, dopo sei anni con segno meno) sarebbe dovuto a “high discounts, cheap financing, government-subsidized schemes“, altri a “disguised sales practices such as registrations to rental businesses, dealerships and self-registrations“. Perbacco! Siamo decisamente in presenza di fattori straordinari, negli anni scorsi non eravamo a conoscenza di simili pratiche…perfino l’autorevolissimo Automotive News Europe titola “European car sales in 2014 rose for the first time in seven years, thanks to incentives, tax breaks and a consumer shift to cheaper brands such as Dacia and Skoda“.
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così? Se guardiamo ai numeri, il primo dato che emerge è che la triade Renault/Dacia/Nissan ha conquistato quasi un punto di quota di mercato (circa 200mila immatricolazioni in più) grazie soprattutto a novità di prodotto quali Captur, Duster e Note. A quanto ci risulta, nessuno di questi tre marchi nei principali mercati europei (Germania, Gran Bretagna, Francia) offre sconti superiori alla media, al contrario di marchi come Citroën e Fiat che praticano sconti superiori al 20%. Se davvero ci fosse un “consumer shift to cheaper brands” sarebbero questi i marchi preferiti, ma invece continuano a perdere quota. E’ vero, chi vince è Skoda (+0.4 di quota, con un aumento del 14% di immatricolazioni), un marchio ben gestito e tutt’altro che ‘cheap’ (più di un terzo delle vendite sono Octavia, il resto sono prodotti competitivamente ed adeguatamente prezzati come Fabia, Rapid, Yeti) che lo scorso anno ha venduto globalmente un milione di unità e guadagnato un sacco di soldi grazie a margini (oltre il 7%) che i marchi generalisti –inclusa VW- si sognano.
Chi vince è Dacia (+0.4 di quota), grazie soprattutto al Duster, un prodotto dal ‘package’ unico che si vende con sconti minimi prevalentemente nelle versioni diesel al di sopra di 15mila euro, e una mix non trascurabile di 4×4 a 18mila.
Chi vince è Nissan (+13% di immatricolazioni in più), che fa un bel passo avanti rispetto all’obiettivo dichiarato di diventare il primo costruttore asiatico in Europa, rosicchiando a Toyota quasi mezzo punto di quota, e che anche nel 2014 ha continuato a vendere 200mila Qashqai e 100mila Juke.
Non vince, ma certamente non perde, il marchio Volkswagen, che col 12.5% di quota mantiene una chiara leadership: basti dire che la Golf da sola vende come l’intera gamma Toyota e più di quella Hyundai.
Non vincono, ma nemmeno perdono, i marchi premium, Audi, Bmw, Mercedes: ciascuno di loro mantiene la quota del 2013, segno di una determinazione a proteggere gli spazi conquistati in nuovi segmenti negli scorsi anni, ma anche di una crescita che probabilmente ha raggiunto il massimo livello di penetrazione del mercato.
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