Una condotta “inescusabile e inenarrabile” quella dell’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. E il naufragio – che causò 32 i morti – fu dovuto a “un fattore umano”.  Il pm di Grossetto Alessandro Leopizzi ha iniziato, con supporti multimediali, la requisitoria al processo del naufragio della nave da crociera contro l’unico imputato, assente in aula, che “faceva parte di Costa Crociere, una compagnia che in quattro anni lo fece passare da comandante di petroliere a comandante di grandi navi da crociera”.

Il pm: “Per Concordia nessun trattamento di favore”. “Sia dentro che fuori l’aula è sembrato ed è stato anche detto a gran voce che la compagnia Costa fosse scampata a qualsiasi sanzione che l’ordinamento italiano prevede. Non è così, non ci sono stati trattamenti né di favore né di sfavore, ma ci si attiene a quello che l’ordinamento prevede” ha detto il pm ricordando il ruolo di responsabile civile di Costa nel processo. Citando sia norme del codice civile, sia del codice della navigazione, sia il protocollo del 2002 della Convenzione di Atene, il pm Leopizzi ha spiegato che “con la sola prova del contratto di trasporto, cioè con il biglietto, la compagnia è tenuta a risarcire ogni danno. Per tanto anche andare a dire che la compagnia non paga, non muta di una virgola la possibilità risarcitoria per chi ha subito un danno, a volte anche molto tragico”. “Costa, per l’unico reato che le è stato contestato, secondo la legge 231, ha pagato il massimo”, ha anche detto il pm riferendosi al patteggiamento.

“Il naufragio fu dovuto a fattore umano”.
Il naufragio della Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio fu dovuto al “fattore umano” e la nave da crociera “non era una bagnarola” ma una nave con apparati di prim’ordine, un gioiello. Il pm ha quindi evidenziato una serie di negligenze di cui viene accusato Schettino. Tra queste, aver cenato con calma con la moldava Domnica Cemortan, aver mentito dicendo di non sapere dello scoglio delle Scole e non essersi, comunque, procurato una carta nautica adeguata sapendo da una settimana di fare il passaggio ravvicinato al Giglio (l’inchino, definito e interpretato in più modi nel corso della vicenda); inoltre, aver fatto “passare sotto silenzio all’armatore” la deviazione dalla rotta rispetto alla consueta direttrice Civitavecchia-Savona al centro del canale dell’Argentario.

Leopizzi non sarà l’unico pm a intervenire il pm Stefano Pizza ripercorrerà le vicende umane, tra cui le circostanze in cui sono morte 32 persone legandole alle responsabilità dell’imputato. Invece, la richiesta di condanna per Schettino sarà formulata, al termine delle conclusioni, dal sostituto Maria Navarro, attualmente facente funzioni di procuratore capo di Grosseto. “Perché Schettino non resettò da sé il radar quando arrivò in plancia di comando dopo la cena? Perché Schettino non ci vede. Lo ha dichiarato lui stesso: ‘Non vedo bene il monitor in modalità notturna. Inoltre non ebbe nemmeno l’umiltà di chiedere che le modifiche alla rotta venissero poste sul radar dai suoi ufficiali sapendo che di notte ci vedeva male” ha proseguito il pubblico ministero. Anche per questo la Concordia finì sugli scogli.

“Condotta inescusabile, inenarrabile”.
“La condotta di Schettino è inescusabile, inenarrabile, prese un granchio cercando la sua nave sul monitor, senza vederci bene e buttando un’occhiata ‘fugace’, come dice lui”, e “credendo di essere un miglio indietro”, “non si ferma, fa un errore marchiano ai limiti dell’incredibile” ha poi aggiunto la pubblica accusa. Durante la requisitoria il pm ha anche parlato “valutazioni testicolari dell’imputato” perché la nave andava a 16 nodi “in acque ristrette” vicino a un’isola e all’imbocco di un porto (al Giglio) dove “l’ondata della Concordia avrebbe potuto rovesciare eventuali gozzi da pesca che anche a gennaio potevano uscire in mare e che, miracolosamente, non c’erano”.

“Schettino – ha detto Leopizzi – vuole davvero passare vicino al porto del Giglio, su richiesta del maitre Tievoli: da otto minuti vicino al radar sta inventandosi una rotta sul momento, naviga a braccio”, “la Concordia era in un altro punto rispetto a quanto credeva”.  Sulla plancia, ha anche detto il pm, “Schettino ha detto che non sopportava il disturbo e che gli davano fastidio i giapponesi in visita di cui peraltro non c’è conferma: ma quella sera del naufragio – ha affermato Leopizzi – riempì la plancia di gente che rideva e scherzava”. Schettino “non si preoccupò di mettere una vedetta”, “neanche dopo i fraintendimenti col timoniere”, anzi “l’aletta di sinistra diventa palco d’onore per i suoi ospiti in plancia”.