Scelgo i miei due attuali eroi indiscussi, inarrivabili, definitivi, che con le loro pensate hanno aperto nuovi varchi e ci hanno fatto entrare tante teste scientifiche che non si fermano mai neanche la notte.

Il primo è Stephen Hawking, di cui ho appena visto la sua vita raccontata nel film La Teoria del Tutto, e l’altro è The Flash, il mio supereroe preferito, e la cui serie tv sta per essere trasmessa in chiaro pure sui nostri canali.
Dunque, premetto che il film su Hawking non mi ha soddisfatto quasi per niente (ho scritto a caldo quello che ho pensato dopo averlo visto, qui), perché avrei voluto saperne di più di alcuni aspetti matematici su cui lui si scervella da anni, e non mi è piaciuto nemmeno il risvolto sentimentale, romantico (che ha fatto piangere molti, ma non me) con cui sono stati raccontati alcuni passaggi della sua vita; infine, mi è mancato qualche dettaglio nuovo, imprevisto, inaspettato, che invece avrei voluto vedere, seguire l’evolvere dei suoi studi, il momento esatto in cui ha deciso il cambio di teoria sui buchi neri, come se li immagina, quante ore passa a fare calcoli, dove li tiene. Insomma, mi faccio tante domande sulla vita di Hawking e sulla sua testa, e il film certo non le ha evase.
Però, lui rimane per me uno dei riferimenti, i suoi libri di divulgazione, e i programmi scientifici di cui mi nutro giornalmente sui canali lontani di sky hanno tutti la sua firma; e quello che passa chiaramente dal film è l’ironia con cui tratta certi passaggi logici mediante l’utilizzo di immagini e metafore, che permette a tutti di capire anche le cose più complicate. L’ironia, la leggerezza, la ricerca del bello nelle cose di tutti i giorni, sono le qualità che più ho apprezzato nella descrizione del personaggio che ne viene fatta sullo schermo.

Per quel che riguarda la fisica, e soprattutto tutti i giochi che se ne possono fare (qui devo premettere che su questo argomento sono in piena fase “Star Trek, the next generation”, e mi sto riguardando tutti gli episodi, e il mio terzo eroe attuale è il comandate Data), la mia nuova scoperta è stata la serie tv The Flash, che è partita ieri sera su Italia Uno. Flash è il mio supereroe preferito anche se alcuni scienziati si sono spellati le mani per attaccarlo e per rendere inutile la sua bellezza (vedi questo link sulla fisica contro Flash). La cosa strepitosa che me lo fa amare è il limite che mette in ogni sua azione, in ogni sua ricerca, in ogni suo pensiero: è un limite tendente all’infinito, e quindi può tutto. A lui sarebbe sufficiente solo se stesso per tutto, è una nuova dimensione, è un mondo tutto suo, dove solo lui si muove e decide chi far entrare. Rallenta, per gli altri. Si ferma, se serve.

La velocità della luce per Flash non è un riferimento oltre cui non andare, la sua corsa va oltre. Ecco che così ogni cosa prende un altro significato. I suoi viaggi possono quindi anche indietro nel tempo, e il big bang lo può vedere, anzi lo ha visto, anzi non c’è. Flash batte la relatività ristretta di Einstein. E poi Flash batte Superman, Flash batte Batman, Flash batte chiunque (pure Hawking). Viaggia più veloce della luce, non si muove nel vuoto, la sua massa non infinita, e trasmette informazioni (senza emettere radiazioni Cerenkov). Nel racconto che viene fatto nella serie tv, vengono anche trattati questi dettagli fondamentali, viene citata la teoria di Heim, il ponte Einstein-Rosen, e il principio di auto consistenza di Novikov. Per questo trovo sia geniale. Concetti altissimi, buttati lì nel mare di eventi in cui incappa Flash durante ogni episodio.

I suoi ragionamenti sono mirati a far comprendere, e le battute sono secche, autoconclusive, che però lasciano spazio all’immaginazione, senza infastidirla troppo. Per non parlare del mondo intorno che viaggia lentissimo, rispetto alla sua percezione. Se vi capita, come è successo a me, di identificarvi in lui, e vivere la sua vita, non uscirete più di casa.