File photo of France's far-right National Front political party leader Marine Le Pen as she speaks to journalists after a meeting at the Elysee Palace in ParisIl New York Times non osa pubblicare le vignette oscene del Charlie Hebdo per paura di offendere i suoi lettori credenti e benpensanti, ma non esita neanche un secondo a pubblicare un editoriale nientedimeno che di Marine Le Pen, presidente del Front National, il partito di estrema destra francese che, con i suoi recenti successi elettorali, ha fatto temere per la democrazia transalpina molto più dei recenti attentati terroristi.

Un quotidiano libero in un paese libero come gli Stati Uniti, che difende la libertà di stampa nel primo emendamento alla sua Costituzione, si trattiene nel pubblicare i sederi pelosi di santi e profeti, ma non ha nessun ritegno nel far circolare un pezzo di pura propaganda anti-islamica nel mondo intero. Perché il testo dell’editoriale di Marine Le Pen nient’altro è che questo: un pezzo paradigmatico di propaganda, il che mostra come anche le nostre democrazie liberali siano vulnerabili a questo genere letterario così tipico di regimi totalitari e governacci dittatoriali.

Che cos’è la propaganda? E’ un tipo di discorso che corto-circuita le ragioni e incita all’azione eccitando direttamente le emozioni. E’ un modo do passare direttamente dalle emozioni all’azione, senza usare argomenti, o ragioni che, in democrazia, dovrebbero essere a fondamento di ogni discorso politico.

Più precisamente, il filosofo Jason Stanley, anche lui editorialista del New York Times, definisce la propaganda come un tipo di discorso che usa un ideale con lo scopo in realtà di eroderlo. E lo fa in modo subdolo, senza che il pubblico se ne renda immediatamente conto. Per esempio, usare l’ideale della libertà per proporre azioni che limitano proprio la libertà.

Ed è esattamente ciò che fa Marine Le Pen nel suo editoriale. Dice: “La Francia, terra dei diritti umani e della libertà è stata attaccata sul suo territorio da un’ideologia totalitaria: il fondamentalismo islamico”, e più avanti: “Il mondo sa che quando la Francia è attaccata è la Libertà che è attaccata”.
Allora, come fare, secondo la signora Le Pen a tenere alto lo stendardo della libertà? Beh, la soluzione è chiudere le frontiere, ridiscutere la libertà di circolazione di persone e merci in Europa, ripiegarsi sull’identità nazionale e reprimere la libertà di espressione di ogni cultura e religione che non sia “compatibile” con la laicità e gli altri valori della Repubblica francese, e porre fine al flusso migratorio che, secondo Marine Le Pen, è il vero flagello francese, perché quelli che arrivano sono talmente tanti che non riusciamo ad “assimilarli” culturalmente, ossia a trasformarli rapidamente in bravi francesi con il berretto e la baguette sotto il braccio.

Insomma, per difendere la libertà bisogna limitare la libertà. Ecco un pezzo paradigmatico di propaganda. Strano davvero che sembri più offensivo al New York Times un pelo sul sedere di un profeta che un capolavoro di demagogia allo stato puro.