Lui dice di averlo fatto per una “questione di dignità”. Da qualche giorno, Ivano Marescotti, attore, già comunista e mai amato dal Pd, ha fatto causa alla Rai. “Non mi interessa un fico secco se non lavorerò più con loro. Sono grandicello, posso permettermelo. E se non posso va bene lo stesso”. Scorza dura, Marescotti da Bagnacavallo, capitale della Romagna contadina, non le manda a dire. Neanche al grande capo delle fiction Rai, la potentissima Tinni Andreatta, figlia di Nino, una poltrona a viale Mazzini che in termini di prestigio vale quanto quella del direttore generale. Il nodo dell’esposto (l’avvocato di Marescotti è Antonino Ingroia, tornato in tribunale nella nuova veste di legale) riguarda una fiction di sei puntate, ‘Una buona stagione’, andata in onda lo scorso aprile, quando Marescotti decise di candidarsi alle elezioni Europee con L’Altra Europa per Tsipras. Apriti cielo. Ai piani alti di casa Rai decidono che no, Marescotti non può andare in onda. “O ritiri la candidatura oppure dobbiamo tagliare la tua parte”. Marescotti, che si era inserito nella lista quasi per dovere civico più che per un seggio, non è facile di carattere. E alle telefonate di produttori e capi struttura risponde no. “Candidarmi non è solo un mio diritto, ma lo ritengo un mio dovere”. La Rai si appella alla par condicio. Lui: “Ma io mica vado a fare politica, l’attore è il mio mestiere, è una fiction girata in tempi non sospetti, non sapevo neanche quando sarebbe andata in onda, io sono il padre della protagonista, mica faccio i comizi”. Niente da fare. Nelle prime tre puntate Marescotti c’è, poi viene tagliato: compare una mano, un cappello, la voce fuori campo, ma non si vede la sua faccia e neppure il nome nei titoli di coda. “La ritenni una cialtronata allora, oggi faccio la causa. Con la Rai so di aver chiuso”, dice al Fatto Quotidiano l’attore, “ma non lo faccio per i soldi, è solo una questione di dignità. Mia e della categoria. E contro una cialtronata. In quei giorni, su Rai Premium, venne proiettata una vecchia fiction dove addirittura ero protagonista. E quella è andata in onda. Ieri abbiamo convocato una conferenza stampa, ma non si è presentato nessuno. C’è da capirli, la Rai detta legge. Lo farà ancora. Non sulla mia pelle. Io continuo a lavorare, se la tv non mi vuole c’è il teatro. Con buona pace di tutti. Certo che alla fine anche il tribunale mi darà ragione” articolo di Emiliano Liuzzi (tratto da Il Fatto Quotidiano del 20 gennaio 2015), video di Rocco Giurato