La lobby degli ordini professionali sanitari avrà lunga vita in Parlamento. A darle manforte è il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, lo stesso che dovrebbe prevenire i conflitti di interesse negli organi di governo. Con la delibera del 9 gennaio scorso Cantone esclude dall’incompatibilità della doppia poltrona, una all’interno dell’ente e l’altra in politica, stabilita dalla legge Severino (decreto legislativo n.39/2013), “le funzioni pubbliche elettive negli organi costituzionali di rappresentanza politica dello Stato a livello nazionale”. Il motivo è racchiuso nell’art 11, primo comma, che “statuisce solo le incompatibilità tra gli incarichi ‘amministrativi’ all’interno di enti pubblici e le cariche di governo”. Invece, quelle che fanno riferimento alla funzioni pubbliche elettive “devono essere accertate non dall’Autorità nazionale anticorruzione – precisa – ma dalla Giunta delle elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, ai sensi della normativa vigente in tema di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità”. Oggi la delibera del 21 ottobre, con cui il presidente dell’Anac chiedeva ai collegi professionali di adeguarsi alle norme anticorruzione, è carta straccia. E se l’unica speranza è il giudizio dei colleghi parlamentari stiamo freschi.

Morale: la casta continuerà a portare avanti i suoi interessi con nonchalance. Ecco chi sono gli intoccabili, figure ponte tra sanità e politica:

1. Andrea Mandelli da Monza, 52 anni, 17 poltrone. Eletto nel 2013 senatore di Forza Italia. Dal 2003, per tre mandati consecutivi, è presidente della Fofi, la Federazione italiana dei farmacisti (nel 2000 era già stato nominato vicepresidente). Ma è pure consigliere dell’Ordine dei farmacisti di Milano e di Lodi, membro del Consiglio superiore di sanità, consigliere comunale a Monza, e dodici altre cose.

2. Luigi D’Ambrosio Lettieri, 59 anni, barese, otto poltrone. Senatore pure lui in quota forzista dal 2008. Titolare di una farmacia a Bari. Presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Bari. E così via.

3. Amedeo Bianco, 66 anni, napoletano, sette poltrone. Come gli altri due, inquilino di Palazzo Madama dalle ultime elezioni, lui però nelle file del Pd. E dal 2006 a capo della Fnomceo, la Federazione nazionale dei medici.

4. Annalisa Silvestro da Udine, 63 anni, tre poltrone. Quella di senatrice del Pd dal 2013; quella di presidente dell’Ipasvi, la Federazione nazionale degli infermieri, da 14 anni senza soluzione di continuità; e la terza nel Cda della società Promesa, che offre agli stessi infermieri polizze assicurative. Ma vi rendete conto?

Ce l’hanno messa tutta per non scomparire. Si sono trincerati dietro il carattere “associativo” dell’ordine professionale, soggetto quindi a regolamenti propri e specifici. La senatrice Silvestro per prima, chiedendo di inserire una norma ad hoc nel ddl Madia. Poi in commissione Affari costituzionali, Bianco, Lettieri e Mandelli, insieme al capogruppo Ncd al Senato Maurizio Sacconi (la cui moglie Enrica Giorgetti, ricordiamolo, è direttore generale di Farmindustria, anche quando il marito era ministro del Lavoro, Salute e Welfare) e alla senatrice Pd Emilia Grazia De Biasi, con alcuni emendamenti mirati. Il Movimento Cinque stelle da mesi denuncia lo scandalo. Ma, è brutto ammetterlo, les jeux sont faits.

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