Poggio Rusco, provincia di Mantova, sabato 17 gennaio. Sul campo da calcio della squadra locale, la Poggese, è da poco iniziato il secondo tempo della partita categoria Juniores (16-19 anni) che vede i padroni di casa scontrarsi con il Sant’Egidio, compagine del capoluogo. La Poggese sta vincendo, ma questo poco importa. Un ragazzo di colore del Sant’Egidio fa un fallo, non cattivo, su un giocatore dell’undici locale. Quest’ultimo si rialza da terra e gli urla in faccia, per ben due volte, “negro di m…”. L’episodio si verifica proprio di fronte alla panchina ospite.

L’allenatore, il 27enne Riccardo Nizzola, sente tutto e chiede spiegazioni all’arbitro. Quest’ultimo gli risponde di non aver sentito nulla. Il mister si rivolge anche all’allenatore avversario, ma questo fa orecchie da mercante. Anche i giovani calciatori del Sant’Egidio hanno visto e, soprattutto, sentito tutto e non capiscono l’atteggiamento di arbitro e avversari. Mister Nizzola, innervosito e amareggiato, prende la via della tribuna senza che l’arbitro ve lo mandi. I ragazzi in campo non ci stanno a vedere un loro compagno insultato in questo modo fra l’indifferenza quasi generale e reagiscono facendosi espellere volontariamente. Fino a rimanere in sei, numero che, da regolamento, obbliga l’arbitro a sospendere la partita.

“Non mi interessa creare un caso – spiega Riccardo Nizzola a ilfattoquotidiano.it – e la mia reazione è stata un gesto spontaneo. Io credo nello sport e nella sua funzione educativa, prima che agonistica. Soprattutto se parliamo di ragazzi di 16 anni. Vedere un mio calciatore insultato in questo modo solo per il colore della sua pelle mi ha fatto andare su tutte le furie. Ma per non creare troppo nervosismo in campo ho preferito andarmene, dopo aver chiesto spiegazioni invano all’ arbitro, che era vicino all’azione incriminata, e al mister avversario. Ma non ho detto ai ragazzi di farsi espellere per far terminare il match. Ho detto loro di stare calmi e continuare. Hanno reagito facendosi espellere uno dopo l’altro. Si sono messi d’accordo fra loro, in campo”.

Nessun fallo cattivo: un giocatore ha preso due volte la palla con le mani, un altro ha applaudito platealmente l’arbitro, il portiere è uscito fuori dall’area facendo un fallo da ultimo uomo. Cose così. “Dopo le frasi razziste e le mie proteste – prosegue Nizzola – il ragazzo di colore è rimasto in campo, ma è stato continuamente provocato dagli avversari e si è fatto espellere. Io faccio l’allenatore nel tempo libero, non prendo un euro, lo faccio per passione e non posso accettare episodi di razzismo fra 16enni. In questo modo che insegnamento diamo ai ragazzi? Anche l’allenatore avversario e i giocatori avrebbero dovuto riprendere il loro compagno invece che far finta di nulla”. Il capitano del Sant’Egidio a un giornale locale, la Gazzetta di Mantova, ha dichiarato: “Mi piace giocare a calcio, ma ci sono cose più importanti, come il rispetto delle persone. Ed è inaccettabile che un mio compagno di squadra, un mio amico, venga insultato per il colore della sua pelle”. Ora, dal punto di vista del regolamento, si tratta di capire cosa ha scritto l’arbitro della partita nel referto e cosa deciderà il giudice sportivo in merito. Il Codice di Giustizia Sportiva dice che “costituisce comportamento discriminatorio ogni condotta che comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica”. Se a violare il codice è un calciatore la pena minima prevista è di dieci giornate di squalifica.