Il weekend appena trascorso è stato illuminante per tastare il polso del cosiddetto paese reale e valutarne il suo grado di civiltà rispetto alla narrazione delle minoranze e le storture del mondo politico rispetto a tutto questo. Ho già parlato altrove del caso delle due volontarie, la cui accusa sembra essere quella di essere donne, prima ancora che di essere state rapite (come se essere vittime di un crimine fosse una colpa). A supporto di questa suggestione, arriva il tweet di Gasparri che allude al fatto che le ragazze abbiano “giaciuto” con i terroristi che le hanno sequestrate. Il senatore di Forza Italia si difende: «Non si possono più fare domande?» e ovviamente la risposta è sì, si possono porre questioni di ogni tipo. Ma esiste l’esercizio della domanda retorica, che l’esponente forzista utilizza nella sua esternazione, tirando le somme del male che le due giovani donne rappresenterebbero: un danno economico per la comunità. E lo dice uno che sta in un partito il cui leader è condannato per frode fiscale. Chissà quanto male fa quel reato – che, al contrario del presunto riscatto, è stato acclarato dalle aule dei tribunali – alla comunità tutta. Questo Gasparri non lo dice. Speriamo in un’illuminazione, per quanto tardiva, in tal senso.

Sempre nei giorni scorsi si è tenuto a Milano il vergognoso convegno “a difesa della famiglia tradizionale”, supportato dai soliti noti, da Costanza Miriano – sposa mai del tutto sottomessa, contrariamente a quello che scrive nei suoi libri – a Mario Adinolfi che tra una partita a poker e un endorsement a sostegno di Matteo Renzi trova il tempo per prendersela con i gay e le famiglie omogenitoriali, ree – a parer suo – di affittare uteri e strappare figli piangenti da madri snaturate. Caterina Coppola, in un suo articolo su Gay.it, ci dimostra le ragioni per cui quel raduno è un clamoroso autogol per gli omofobi stessi. Ritornerò a tale proposito su due questioni, a parer mio di fondamentale importanza.

La prima, la violenza omofoba che traspare in quel convegno contro un ragazzo che, con toni pacati e civili, fa una domanda di buon senso e cioè: gli astanti sono sicuri di quale sia l’identità sessuale dei loro figli? Come reagirebbero se uno di loro si trovasse un gay o una lesbica in famiglia? Con quella stessa violenza? Chiamando Ignazio La Russa a gridare “culattone”, così come è stato fatto con quel giovane? Oppure accompagnandoli fuori casa, magari spintonati da quattro agenti di sicurezza? Perché questo è ciò che tutti possono vedere dai video di quella conferenza. Ed è strano, se si considera che le associazioni che stanno dalla parte di certa gente lì presente – come Manif pour tous e Sentinelle, per intenderci – si dicono a favore della piena libertà di espressione di tutti e tutte. Strano allora che sia stato mandato via chi non la pensava come loro e a suon di insulti omofobi. Ma ognuno, appunto, ha il suo stile.

La seconda: Maroni ha offeso la piazza gioiosa che ha contestato in modo democratico il convegno stesso, etichettando con l’epiteto di “quattro pirla” le migliaia di manifestanti accorsi/e a ricordare a quella gente cos’è una società davvero civile. E mentre ciò avveniva, dietro lo stesso Maroni stava seduto tale don Inzoli, accusato di pedofilia e allontanato da Bergoglio stesso dalla Chiesa cattolica. Situazione ironica e tragica, per il governatore della Lombardia. Parafrasando le parole del già citato Gasparri dovremmo chiederci: “Maroni patrocina convegni in cui partecipano preti pedofili? E noi paghiamo!”. Domanda lecita, converrete.

Mi chiedo ancora, quanto possa sentirsi rassicurata la famiglia tradizionale di fronte a certe manifestazioni in cui si insulta e si allontana con la forza chi la pensa diversamente e in cui si accolgono persone accusate di crimini gravissimi. Avessi dei figli, non vorrei che il mio futuro fosse dato in mano a gente siffatta. Per coerenza rispetto a un certo modo di pensare, di moda in Italia, e vista la presenza di preti e cattolici di ferro al convegno in questione, credo che sia opportuno che i “cattolici moderati” prendano le distanze da fatti e linguaggi come quelli a cui si è assistito negli ultimi giorni. A meno che non vogliano essere considerati della stessa pasta di chi, tra vari insulti, si erge a difensore della famiglia, ma poi chissà come mai si tiene ben stretto qualche prete pedofilo di troppo. Converrete anche su questo.