Quando l’arbitro gli ha comunicato che con il turbante non avrebbe potuto giocare, è corso negli spogliatoi disperato. Non era mai accaduto che un direttore di gara gli impedisse di scendere in campo con il suo copricapo, indossato per ragioni religiose. Fino a sabato pomeriggio, quando il ragazzo indiano, giocatore del Sebino Basket Villongo, ha ricevuto il primo no dall’arbitro designato per la partita del campionato lombardo under 17 contro i Roosters Presezzo. Non sono bastati lo sgomento dei compagni di squadra e le proteste dell’allenatore a far cambiare idea al fischietto, adulto e con un passato in categorie superiori. Ha deciso di applicare alla lettera il regolamento Fiba, che dall’estate scorsa proibisce l’uso di tutti i copricapi più spessi di cinque centimetri “ma poi ha anche emesso una circolare per invitare alla tolleranza nelle categorie non professionistiche e giovanili”, spiega Germano Foglieni, responsabile ufficio gare della federazione italiana pallacanestro per le province di Bergamo, Lecco e Sondrio.

E infatti il ragazzo ha giocato tutte le partite senza alcun problema. “L’allenatore ha parlato con l’arbitro spiegando perché il nostro atleta indossa il turbante. A livello provinciale bisogna avere buon senso. Non potevamo accettare la decisione, per questo a metà gara abbiamo abbandonato il campo”, racconta a ilfattoquotidiano.it Riccardo Paris, dirigente del Sebino Villongo Basket. “Se questa decisione fosse stata presa da un arbitro giovane forse avremmo anche potuto comprendere e pensare a un errore in buona fede – continua – ma vedere un arbitro esperto mantenere una linea così ferma ci ha davvero amareggiato. Fortunatamente abbiamo subito avuto al nostro fianco la Federazione e la squadra avversaria”. Dopo il ritiro, Presezzo e Sebino hanno ripreso la partita in forma amichevole appena l’arbitro ha abbandonato il palasport. E in campo c’era anche il ragazzo sikh con il suo turbante, scosso ma accolto dagli applausi del pubblico di casa. “Mi hanno fatto molto piacere. Sono stato molto male, è stata una grande umiliazione. E dico grazie anche ai dirigenti della mia squadra, all’allenatore, ai compagni, alla Federazione e alla mia famiglia. Ho pensato di smettere ma mi hanno convinto a ritornare in palestra”, spiega il diciassettenne, S.S.P.,  a ilfattoquotidiano.it. Mai prima di sabato il turbante era stato considerato un problema: “Sono in Italia dal 2010 e gioco da tre anni, nessuno mi ha impedito di indossarlo. L’arbitro? Non ho nulla da dirgli, ma spero di non incontrarlo più e mi auguro che non ostacoli nessun altro solo perché rispetta la propria religione. Le persone non possono essere giudicate dall’aspetto, vanno conosciute”.

La questione ora passa nelle mani del giudice sportivo. A termine di regolamento, al ritiro dovrebbe seguire una sconfitta a tavolino per 20-0. Un k.o. che avrebbe il sapore della beffa per il Sebino, che in questi giorni sta convincendo il giovane indiano a ritornare ad allenarsi. “Lunedì non è venuto in palestra, mi ha detto d’essere ancora turbato – racconta Paris – Ma gli ho già comunicato che mercoledì voglio vederlo in campo. È la risposta migliore a quanto è successo”. Una condanna nei confronti dell’atteggiamento inflessibile dell’arbitro arriva anche da parte del presidente della Fip, Gianni Petrucci. Il commento del numero della Federbasket è duro: “Non c’è alcuna giustificazione, l’arbitro ha sbagliato – dice a ilfattoquotidiano.it – La regola della tolleranza viene prima delle norme scritte, soprattutto nei campionati giovanili dove dobbiamo affermare i valori dello sport e del rispetto”. Quando avrà il referto di gara sul tavolo, però, il giudice sportivo dovrà decidere sulla base del regolamento: “La giustizia sportiva è autonoma, ma da presidente federale mi auguro che almeno in quel caso – conclude Petrucci – si usi il buon senso mancato sabato pomeriggio”.

@AndreaTundo1