Sparito, e non poteva essere altrimenti, il nome del pubblico ministero di Palermo Nino Di Matteo (“Repubblica” di ieri), ed eclissatosi quello del giudice della Corte costituzionale Sergio Mattarella ieri sulle pagine di quasi tutte le principali testate, nella corsa al Quirinale oggi si cambia musica. Decisamente. Se i giornalisti che si occupano dell’elezioni del Capo dello Stato potessero votare come gli altri Grandi elettori, per il Colle non ci sarebbe infatti partita. Giuliano Amato sbaraglierebbe il campo. E senza che nessuno si turi il naso. Come se nell’epoca della rottamazione tanto invocata dal premier Matteo Renzi, l’ex braccio destro di Bettino Craxi, suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio e vice segretario del Partito socialista italiano affondato tra le mazzette e gli scandali della Tangentopoli esplosa nel 1992, rappresentasse il meglio del rinnovamento.

Il Corriere della Sera (Maria Teresa Meli) scrive che al premier serve “una persona che non alzi la posta”, anzi, che “al contrario renda più facile l’intesa”. E “a Berlusconi non dispiace” il “candidato supportato da D’Alema: Giuliano Amato”. “Di tutti i nomi – giura l’ex Cavaliere – il suo è il migliore per noi”. Spariscono, invece, dalla circolazione i profili di Pier Ferdinando Casini e Antonio Martino, che ieri il Corriere considerava i nomi che l’asse Forza Italia-Ncd potrebbe proporre a Palazzo Chigi durante l’incontro di martedì prossimo. Quotazioni odierne di Libero. Anche il giornale diretto da Maurizio Belpietro insiste su Amato. “Crescono i consensi per il dottor Sottile”, scrive Elisa Calessi. Del resto, “la rosa in questo momento più forte è formata dall’ex premier (Amato), da Sergio Mattarella, Anna Finocchiaro e Pier Carlo Padoan. Con una netta prevalenza dei primi due”.

Su La Stampa, che ieri spargeva inchiostro per Giuliano Amato e Sergio Mattarella, Fabio Martini mette in pista Pier Carlo Padoan: “Interessante il riemergere del ministro dell’Economia, molto ben visto dal presidente del Consiglio come capo dello Stato, e che, nelle ultime ore, ha ripreso quota sia nelle chiacchiere dietro le quinte che in quelle esplicite”. Ancora: “Molto significativo l’endorsement di due personaggi-chiave dell’universo renziano, il presidente del partito Matteo Orfini e il vicesegretario Debora Serracchiani”. Con l’aggiunta di un dettaglio non di poco conto: per i due dirigenti del Pd “la richiesta esplicita di un profilo internazionale comprende anche personalità come Romano Prodi, Giuliano Amato e Ignazio Visco”. Il governatore di Bankitalia viene definito “la carta coperta di Matteo Renzi”, anche se buone possibilità il quotidiano di Torino le riserva pure al tandem ex-Ds Piero Fassino e Franco Bassanini “in ascesa nel chiacchiericcio di Palazzo”.

Secondo Il Giornale perde consistenza l’ambizione quirinalizia della componente cattolica dei candidati di centrosinistra e di qualche altra componente moderata. “Dario Franceschini, Graziano Delrio e Linda Lanzillotta”, scrive Andrea Cuomo, “sono ombre lontane”. Mentre riprende fiato quella della vecchia guardia buonista di ascendenza comunista. L’alfiere? Walter Veltroni. Secondo Maria Teresa Meli (Corriere della sera), “a Gianni Letta il nome dell’ex segretario del Pd piace”. E perfino l’arcinemico “D’Alema  ha fatto sapere che sul nome di Veltroni non c’è da parte sua nessuno veto”. Come se il compagno Massimo fosse uno di cui Veltroni possa (visti i precedenti) fidarsi.

@GiuseppeFalci