Cambogia, 1955. Il paese è di fronte a un grande cambiamento, ha finalmente ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale francese e si prepara alle prime elezioni libere. Il principe Sihanouk è al potere e tra le file dei suoi oppositori compare il giovane Sar, destinato a essere conosciuto dal mondo intero come Pol Pot. Sar ha una doppia vita, di giorno intellettuale democratico appena rientrato dai suoi studi a Parigi e di notte membro dell’organizzazione che libro pol pottrama la rivoluzione comunista. Ma al centro dei suoi desideri c’è Somaly, la sfuggente fidanzata di sangue reale, da poco eletta Miss Cambogia, che non disdegna le attenzioni di Sary, il suo potente avversario al governo. Nel corso di trenta giorni, mentre il triangolo precipita insieme al clima politico sempre più frenetico e repressivo, Sar, Sary e Somaly giocano la propria partita con il potere e la passione, Sar per un amore impossibile che ancora lo trattiene dalla lotta armata, Sary per la sua insaziabile ambizione e Somaly per inseguire il suo sogno di bellezza e libertà.

Ispirandosi ai racconti dei sopravvissuti ai khmer rossi, Peter Fröberg Idling, nel Canto della tempesta che verrà (pubblicato in Italia da Iperborea e tradotto da Laura Cangemi) compone un romanzo teso e vibrante, che con la sensualità di una partitura musicale riporta in vita una Cambogia perduta, tra calde notti d’estate e raffinati vestiti di seta e caffè fumosi nei palazzi reali, dipingendo l’affresco inedito dell’attimo in cui la storia avrebbe potuto prendere un altro corso, quando la vicenda intima di tre vite ha inciso sul destino di un popolo e di un paese. Diviso in tre parti, la prima vede protagonista Sar-Pol Pot, la seconda Sam Sary e la terza Somaly, che insieme coprono il periodo tra il 22 agosto e il 20 settembre 1955, il libro, con uno stile che a volte ricorda i migliori lavori di Graham Greene e William Somerset Maugham, mette in luce gli aspetti più intimi e nascosti di uno dei leader dell’orrore più enigmatici del Novecento. A tratti sembra che tutte le atrocità commesse vent’anni più tardi dai khmer rossi fossero già state messe a tavolino, sorprendentemente però non da Sar-Pol Pot-Fratello numero uno, ma dal frivolo, mondano e aristocratico principe Sihanouk:

Esatto, lo interrompe il principe. Per poterli controllare dobbiamo metaforicamente annientarli. E il modo più semplice per farlo è, bah… letteralmente. Sary fissa incredulo il principe. È davvero quello che vuole? chiede. Secondo i sondaggi che ho fatto fare, significherebbe stroncare una fetta spaventosamente larga della popolazione. Non va contro le sue preoccupazioni riguardo agli eccessi? Il principe (sorride sarcastico): Teme per il prodotto interno lordo, caro amico? Non sono poi così tanti, les petits khmeres rouges.

Peter Fröberg Idling, svedese, nato nel 1972 è uno che la Cambogia la conosce bene: ha lavorato per molto tempo come consulente legale per un’organizzazione internazionale nel Paese asiatico, dove ha imparato la lingua khmer e ha preso ispirazione per il suo primo libro, Il sorriso di Pol Pot (di cui mi occuperò prossimamente), che è stato votato dai lettori svedesi come libro dell’anno nel 2007. Si tratta di un autore capace di trasmettere al lettore l’umanità dei propri personaggi, capace di descrivere uomini come Pol Pot in una veste umana e non nel solito trito e noioso identikit del mostro. Idling non parteggia per lui ma cerca di spiegare quali siano stati i passaggi che lo hanno trasformato in quello per cui è diventato celebre nel mondo, un carnefice.

Adesso dovete fare autocritica. Fare autocritica. Parla delle tue mancanza, del fatto che non riesci a portare a termine quello che hai promesso di portare a termine. Elenca le tue priorità personali. Apriti ai tuoi compagni, assumiti la colpa guardandoli negli occhi. Racconta di come hai trascurato gli studi, della decisione di spegnere la luce e andare a letto malgrado il lavoro da completare. Chiedi scusa per le tue mancanze. Scava nel profondo di te e prometti di raddoppiare gli sforzi per meglio rispondere alle aspettative dell’Organizzazione. Prometti di essere più severo con te stesso, di domare la tua indole pigra e di farne una cosa sola con l’Organizzazione. Chiedi sinceramente scusa ai tuoi compagni. Ma non accennare a quello che ha davvero importanza. Non dire niente dell’immagine che ti ha appena assalito. Non rivelare perché ti ha fatto perdere con lo sguardo nelle ombre per diversi secondi, quando pensavano che tu ponderassi la situazione tra te e te. Tieni segreta la tentazione che hai avuto di non presentarti a questo appuntamento per metterti a cercarla. Bevi un sorso di tè. Accogli le ammissioni dei tuoi amici con benevola attenzione. Sii comprensivo e costruttivo nei tuoi commenti. Dì che in fondo siete esseri umani. Fate quello che potete. Facciamo tutti quello che possiamo.

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