“Un arbitro saggio e autorevole”. Distante dalla politica quanto basta e capace di avere dall’estero un consenso pressochè unanime. Ma se la mossa non dovesse riuscire, ecco che dal cilindro del patto del Nazareno sarebbe pronto ad uscire un nome politico “non di sinistra”, come vuole Berlusconi, ma anche Salvini. E che non vedrebbe l’ora di essere della partita. Un ex presidente della Camera come Pier Ferdinando Casini, s’immagina il Cavaliere. Eppure la prima scelta, di sicuro, non è lui. E’ Ignazio Visco.

E’ il nome che Renzi tiene celato al punto da aver dato mandato di scuderia ai democratici fedeli di non lanciare la sua candidatura per non bruciarlo. Il modello che porta il governatore della Banca d’Italia in cima ai pensieri del premier per la successione a Napolitano è il “modello Ciampi”, ovvero quello dell’istituto di via Veneto come “riserva d’Italia” con i suoi uomini più fidati messi al servizio del Paese nei momenti più delicati. Ma non solo. Nella mente di Renzi ci sarebbe anche un altro schema di gioco, la cui soluzione è la medesima. Quello del cosiddetto “modello Germania“, ovvero di un capo di Stato forte, ma che non sia costretto ad intervenire – come ha fatto Giorgio Napolitano – per sbrogliare ogni volta la matassa. Serve – oggi più di ieri – un personaggio dal profilo istituzionale che Bruxelles vedrebbe di buon occhio, con un forte legame con Draghi per dare la prospettiva di una scommessa sul rilancio dell’economia italiana. Un nodo che i fedelissimi renziani dicono sia dettato solo “dal filo della logica”. Come dire: il “prescelto” dovrà dare sicurezza al Paese e all’Europa e aggregare il Parlamento al di là degli schieramenti.

Ma su ogni “schema” pesano i mal di pancia dei frondisti di Pd e Fi. Che più di un arbitro, vogliono qualcuno che non si faccia troppi problemi all’idea di dover ridare credito politico al leader del centrodestra che tornerà in campo, certo, a fine condanna, ma che dovrà risalire la china di un consenso elettorale lasciato sul campo giudiziario. Uno come Casini, insomma, sarebbe perfetto. E sarebbe un nome, a quanto corre nelle file renziane, non respinto in modo netto a prescindere. A parte dalla minoranza Pd che teme, appunto che il duo Renzi-Berlusconi tenti “uno schema d’azzardo”, ovvero che nel solco del patto del Nazareno al quarto scrutinio si punti ad un nome votato dalla maggioranza democratica e da quella azzurra, con il soccorso dei centristi. Casini, appunto.

Per questo Bersani ha chiesto che si arrivi subito al dunque, evitando di tirare troppo la corda. L’intenzione di Renzi sarebbe quella di tenere unito il Pd, ma domani, durante la direzione del partito, troverà sul tavolo anche la questione del decreto fiscale (e della “manina” a favore di Berlusconi) che verà rilanciata da Fassina e compagni. “Renzi tiene tutti in attesa, alimentando gli appetiti dei candidabili a suo vantaggio”, è l’accusa che viene mossa al capo dell’esecutivo che ha rallentato l’iter dei provvedimenti a Montecitorio e palazzo Madama – questa la tesi – proprio per ricattare chi non vuole essere tagliato fuori dalla partita del Quirinale.

C’è nervosismo, dunque, al Nazareno, ma anche in Forza Italia, con Maurizio Bianconi che ha persino invocato una commissione d’inchiesta sul patto Renzi-Berlusconi e con i senatori vicini a Raffaele Fitto tornati a ribadire il no all’Italicum. In questo contesto èpartito da giorni il gioco dei veti incrociati, con i “papabili” ex Ds come Veltroni e Fassino che vengono “pesati” all’interno del gruppo Pd e con il nome di Sergio Mattarella che potrebbe congiungere la minoranza democratica e l’area cattolica. In Forza Italia riferiscono che il Cavaliere, nel caso in cui le prime scelte dovessero essere impallinate dalle strategie delle minoranze, sarebbe più favorevole ad una soluzione Bassanini piuttosto che virare su Fassino e Veltroni che il “ring di primo piano” lo hanno abbandonato, ma che sono stati comunque dei “competitor” dell’ex premier.

In ogni caso Berlusconi, pur ribadendo che “occorre il nostro sì” e che è necessario un presidente della Repubblica “non di parte e non di sinistra” darebbe comunque l’ok ad un nome che puntelli il patto del Nazareno e che porti la legislatura al 2018. I civatiani, invece, vogliono il contrario. E avrebbero avviato contatti proprio con il Movimento 5 stelle per lanciare subito il nome di Romano Prodi, per poi “costringere” il premier a mettere il cappello sull’operazione. Una “tenaglia” che potrebbe essere evitata qualora arrivasse l’indicazione di votare scheda bianca nelle prime tre votazioni, ma che lascia spazio a colpi di mano imprevisti. Renzi comunque mostra sicurezza e si dice convinto che il Paese avrà un “nuovo presidente della Repubblica a fine mese”. Ma, si sa, la realtà politica è sempre lì, pronta a smentirlo un’altra volta.