Genio di una Polly. Geni di una rocker di razza. Il rock che si fa tableau vivant. Vent’anni dopo “Rid of me”, il disco e l’inno post-grunge che la rivelò al mondo conosciuto, la migliore, la più oscura ma la più sexy cantante r’n’r degli ultimi decenni torna a incidere un nuovo disco, che fa seguito a quel capolavoro antimilitarista di “Let England Shake”, anno di grazia 2011 (e Mercury Award come miglior album). Già solo questa sarebbe manna dal cielo delle news per noi amanti passionali della musica di P.J. Harvey.

Ma il bello lo dovete ancora sentire: il suo nono album P.J. lo registrerà infatti, iperrealisticamente, in pubblico, sotto forma di una lunga e articolata performance artistica alla Somerset House di Londra, intitolata “Recording in Progress”. Da venerdì 16 gennaio al 14 febbraio, “giorno degli innamorati”, in 45 minuti d’amore i visitatori potranno vedere e ascoltare Miss Harvey, la sua band, i suoi produttori Flood e John Parish mentre incidono in uno studio attrezzato con tutti i crismi, in una nuova ala del monumentale complesso londinese, inaugurato sul finire del ‘700. Suoneranno, vivranno in un box insonorizzato descritto come “una mutante e multidimensionale scultura sonora”.

Un vetro unidirezionale e “isolante” consentirà ai musicisti di concentrarsi sul loro lavoro. I fortunati che si cimenteranno in questa esperienza (ma sembra che i biglietti siano già terminati) assisteranno da vicino alla registrazione a 360 gradi di un disco: un momento di accesa discussione tra i musicisti, la cattura di una linea di basso, un’improvvisazione fruttifera o schiacciapensieri, la prima diffusione di un nuovo brano. Un bel ruolo lo giocherà il caso nel determinare quale porzione di “Recording in Progress” potranno assaporare i devoti di Polly, nei loro “tre quarti d’ora di contiguità”. “Vorrei che Recording In Progress funzionasse come se noi fossimo parte di una mostra – ha affermato la musicista inglese –: spero che i visitatori possano godere del flusso e dell’energia che caratterizza il processo di registrazione”.

Insignita qualche mese fa di una laurea honoris causa, e splendida quarantenne, Polly “P.J.” Harvey è l’ultima grande rockstar donna. Ogni suo disco ha preso le distanze dal precedente; meno inquieta e nichilista di un tempo, sta vivendo una eccellente maturità artistica. Con meno assalti elettrici e sonici all’esistere quotidiano e più sguardi attenti, acustici ma pur sempre viscerali al mondo. Un percorso che assomiglia a quello di Nick Cave, non a caso suo storico partner d’arte e di vita, nel maelstrom degli anni novanta.