La candidabilità degli imputati è salva. La Regione Campania non si è costituita parte civile nell’udienza preliminare a carico di sette consiglieri regionali accusati a vario titolo di peculato e truffa per l’illecito utilizzo dei fondi consiliari. L’udienza è iniziata nella mattinata del 14 gennaio davanti all’ufficio del Gup di Napoli Francesco De Falco Giannone e vede alla sbarra l’ex capogruppo Udeur, oggi Ncd, Ugo De Flaviis, l’ex capogruppo della lista Caldoro, Gennaro Salvatore, i consiglieri regionali Raffaele Sentiero (Ncd), Sergio Nappi (Forza Italia), Massimo Ianniciello (gruppo misto, eletto nel Pdl), l’ex consigliere regionale Angelo Polverino (eletto nel Pdl e agli arresti da un anno per un’altra inchiesta sulle infiltrazioni camorristiche negli appalti dell’Asl casertana), l’ex consigliere Pdl Pietro Diodato. La costituzione di parte civile avrebbe potuto creare una condizione di incompatibilità alla rielezione in consiglio regionale. Una decisione importante: quasi tutti gli imputati sono in piena attività politica e mancano pochi mesi al ritorno alle urne. L’ente regionale potrebbe comunque costituirsi parte civile nella prima udienza dell’eventuale processo. Il Gup si è riservato di svolgere almeno un’altra udienza prima di emettere il decreto di rinvio a giudizio o la sentenza di non luogo a procedere.

Si tratta della prima tranche di una lunga e articolata indagine coordinata dal procuratore aggiunto di Napoli Alfonso D’Avino e dal pm Giancarlo Novelli e condotta dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza. E’ stato passato al setaccio l’impiego dei fondi del consiglio regionale stanziati per la comunicazione e per l’attività politica dei gruppi consiliari negli anni dal 2010 al 2012. Il fascicolo fu aperto stralciando un’intercettazione inserita in un altro procedimento riguardante l’assunzione di una parente di De Flaviis. La Procura, dopo aver indagato praticamente l’intera assemblea regionale campana, ha disposto alcune archiviazioni e nelle prossime settimane dovrebbe sfornare nuove richieste di rinvio a giudizio. L’inchiesta contesta l’utilizzo di fatture per prestazioni mai eseguite o antecedenti all’elezione, documenti fiscali sfornati da aziende fantasma ed intestate a prestanomi, il rimborso di pranzi, cene e acquisti di prodotti ad uso personale e privi di attinenza con l’incarico istituzionale. La cifra complessiva dei fondi utilizzati illecitamente dai sette imputati ammonterebbe a circa 450.000 euro.

Una nota dell’ufficio stampa della Regione Campania precisa che “in linea con la prassi dell’Ente Regione, l’eventuale azione civile per il risarcimento del danno potrà essere proposta all’esito dell’accertamento della responsabilità penale degli odierni indagati”. Fonti dell’avvocatura regionale inoltre riferiscono che, a loro avviso, la 154/81 su incompatibilità e lite pendente risulterebbe abrogata da una legge regionale del 2007 che rimanda a un articolo, il 63 comma 4, del decreto legislativo 267/2000. “Dunque, non c’è stata nessuna valutazione su incompatibilità o meno – spiega una fonte molto vicina al governatore Stefano Caldoro – ma solo il ribadire una posizione garantista fino alla sentenza”.