Proseguono le indagini sul giallo di Iguala, in Messico. L’ex sindaco della città è stato incriminato per il rapimento dei 43 studenti scomparsi lo scorso 26 settembre e che si teme siano stati uccisi. Lo ha riferito Tomas Zeron, direttore delle investigazioni criminali all’ufficio del procuratore generale, spiegando che è stato spiccato un mandato d’arresto per l’ex sindaco José Luis Abarca e per 44 altre persone. Zeron non ha specificato quando sia stato emesso il mandato, ma si tratta delle prime accuse ufficiali nei confronti di Abarca in diretta relazione alla scomparsa degli studenti, probabilmente consegnati a un cartello della droga dopo essere stati arrestati da poliziotti corrotti.

Fin da ottobre gli investigatori si erano detti convinti che dietro le sparizioni ci fossero l’ex sindaco e sua moglie, Maria de los Angeles Pineda. Lunedì l’autorità dei tribunali federali messicana aveva annunciato che la moglie di Abarca sarà processata per i suoi legami con il crimine organizzato. I due sono stati catturati dalla polizia federale a Città del Messico lo scorso novembre.

Il governo messicano ha deciso di permettere ai parenti dei 43 “desaparecidos”, nonché ai cittadini in generale, di visitare le caserme delle Forze Armate nello stato di Guerrero, perché possano confermare che gli studenti non sono stati né catturati né uccisi dai militari. La decisione è stata annunciata al termine di un incontro fra il ministro degli Interni, Miguel Angel Osorio Chong, e i rappresentanti dei parenti dei “desaparecidos”, Felipe de la Cruz e Vidulfo Rosarles, dopo gli scontri violenti registrati ad Iguala quando i famigliari degli studenti si sono visti negare l’accesso a una caserma della fanteria a Iguala.

I parenti del “desaparecidos” – che un mese fa avevano interrotto ogni contatto ufficiale con il governo – hanno indicato alla stampa che dispongono della testimonianza di almeno 10 persone secondo le quali i militari sono intervenuti nella “sparizione” dei studenti dell’istituto magistrale di Ayotzinapa. Zerón ha ribadito da parte sua che non si è trovata alcuna traccia di un intervento dell’Esercito nell’episodio. Secondo la procura, i 43 “desaparecidos” sono stati uccisi da sicari del gruppo narco Guerreros Unidos, ai quali sono stati consegnati dalla polizia municipale di Iguala su ordine del sindaco locale.