Tre mesi di permanenza per motivi di salute. La Corte suprema indiana ha concesso al fuciliere della Marina Massimiliano Latorre di restare in Italia per curarsi dopo l’intervento al cuore per un difetto congenito. Le autorità di Nuova Delhi gli avevano concesso un primo permesso di quattro mesi per consentirgli di curarsi dopo che il marò era stato colpito da un ictus nell’agosto scorso. Quella concessione era scaduta a mezzanotte del 12 gennaio. Poi il ricovero e l’intervento al Policlinico di San Donato Milanese.

La sezione numero 3 presieduta dal giudice Anil R.Dave, come riporta l’Ansa, ha disposto l’estensione del permesso dopo aver ascoltato la posizione del pubblico ministero indiano (additional solicitor general P.L. Narasimha) e dell’avvocato di Latorre, Soli Sarabjee. La seduta è stata particolarmente breve poiché Narasimha ha consegnato alla Corte una lettera di istruzione da parte del governo indiano in cui si accettava la possibilità che il fuciliere continuasse la sua convalescenza in Italia per tre mesi. Contestualmente la Difesa ha presentato ai giudici una garanzia scritta firmato dall’ambasciatore d’Italia in India Daniele Mancini in cui c’è un impegno a rispettare la nuova scadenza fissata dalla Corte per il rientro.

“Una notizia positiva” dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, prima di partire per l’Etiopia, ricordando che si trattava di una “richiesta basata su ragioni umanitarie. Ora bisogna lavorare a una soluzione definitiva. È molto positivo che queste ragioni umanitarie siano state riconosciute anche dal rappresentante del governo indiano”. L’altro giorno c’era stato un inatteso rinvio sulla decisioni perché il giudice che doveva esaminare l’istanza dei legali di Latorre aveva assegnato il caso ad un altro collega perché aveva “già espresso riserve e fatto osservazioni su questo tema in passato”. Il magistrato si riferiva a quando, il 16 dicembre scorso, gli furono presentate parallelamente due istanze in cui si chiedevano permessi per Latorre e Girone, che furono da lui severamente criticate, tanto da spingere gli avvocati a ritirarle immediatamente.