Come si chiamano, dove abitano, quanto pagano di tasse, a quali controlli medici sono sottoposti, dove vanno a scuola i loro figli. E’ una vera e propria schedatura quella che due consiglieri di minoranza del Comune di Guanzate, in provincia di Como, hanno chiesto nei confronti degli immigrati del territorio. I due proponenti, Alberto Sampietro e Gabriele Pagani, appartengono alla lista civica “Guanzate viva”, legata alla Lega Nord: l’interpellanza presentata in municipio presenta la scritta “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” e nel simbolo della lista è riconoscibile il Sole delle Alpi.

Il documento, protocollato il 30 dicembre 2014 con oggetto “Per la tutela dei cittadini guanzatesi”, si apre con la descrizione del degrado in cui, secondo i consiglieri, versa il Comune: “continui furti, vandali locali, il diffondersi della prostituzione incontrollata e del continuo spargersi di drogati, di immigrazione clandestina e la possibile diffusione di malattie pericolose”. Da qui, la richiesta all’amministrazione di un “rapporto il più dettagliato possibile”. Innanzitutto, Sampietro e Pagani vogliono sapere quanti immigrati si trovano a Guanzate, per cui – con un italiano migliorabile – reclamano “tutti i nominativi di come si chiamano”. Poi parte un elenco di quindici richieste di informazioni specifiche: dove abitano, se e con chi convivono, se hanno un regolare contratto di affitto, che lavoro fanno, quanti figli hanno, se pagano le tasse e quanto. Ed ecco le richieste destinate a fare più clamore: “se i figli vanno a scuola o all‘asilo e di che classi fanno parte” e “se (gli immigrati, ndr) hanno la tessera sanitaria e sono sottoposti a controlli e a visite mediche periodiche a fronte di eventuali spostamenti nel loro paese di origine”. In particolare, si chiede che “siano estesi questi controlli anche per le prostitute e gli ambulanti che frequentano il nostro territorio”.

“Queste richieste di controllo – sostengono i due consiglieri – sono solo una piccola parte di quello che i nostri concittadini subiscono in continuazione dalle forze dell’ordine e dall’amministrazione”. Il che dà la stura a una lista di presunti soprusi che, in buona parte, hanno poco a che vedere con le competenze di un Comune: bollo auto, controllo della patente, modulo 730, tasse bancarie, revisione della macchina e dei fumi delle caldaie, rette dell’università. Infine, una precisazione: “Attenzione, siamo al limite della sopportazione e che questa richiesta non venga presa come un atto discriminatorio o altro”.

Non si è fatta attendere la reazione del centrosinistra, che amministra il Comune del comasco. Il circolo Pd locale bolla l’interpellanza come provocatoria e discriminatoria e chiede le dimissioni dei due consiglieri. “Rifiutiamo la politica – si legge in un comunicato – di chi vorrebbe dividere il mondo in base alla nazionalità, alla religione e al colore della pelle, individuando a priori negli immigrati la causa di ogni male. Riteniamo che l’interpellanza sia ispirata da valori contrari a diritti inviolabili dell’uomo sanciti nella nostra Costituzione; riteniamo che induca azioni e comportamenti appartenenti ad un periodo buio dell’umanità, ancora oggi tristemente ricordato nei libri di storia”. Sulla stessa linea, i deputati comaschi dem Chiara Braga e Mauro Guerra: ““Più che di controllo o tutela si dovrebbe in realtà parlare di una procedura di schedatura in piena regola nei confronti dei soli soggetti immigrati, anche regolari”.