Nuovo capitolo nella vicenda dei chioschi nel Parco della rimembranza di Modena. La Procura ha chiesto l’archiviazione per tutti gli indagati per abuso d’ufficio, per l’ex sindaco del Pd, Giorgio Pighi, sul quale pendeva l’accusa di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico, e per due dirigenti comunali, Claudia Giovanardi e Giovanni Bertugli. Restano invariate, invece, le posizioni di Daniele Sitta, assessore all’Urbanistica nella giunta Pighi, Stefano Prampolini, ex-assessore alle Attività economiche, e per le due soprintendenti che hanno avvallato il progetto, Paola Grifoni e Graziella Polidori, tutti accusati di uso illecito di beni culturali. Così come restano indagati per abuso edilizio due dirigenti comunali nel settore dell’Urbanistica, Giovanni Villanti e Marco Stancari.

Esultano al Comune di Modena. “Si ridimensiona in modo significativo l’impianto accusatorio” ha commentato in una nota l’attuale assessore all’Urbanistica, Anna Maria Vandelli. “La richiesta di archiviazione relativa all’abuso d’ufficio è di particolare rilievo perché riguarda il reato più grave tra quelli ipotizzati: si esclude espressamente la volontà di tutti gli indagati di aver agito per favorire interessi privati”.

Ma quelle che arrivano dalla procura non sono le uniche novità. Proprio in questi giorni, infatti, lo stesso assessore Vandelli ha fatto sapere di voler ricorrere in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di mantenere i sigilli al cantiere dei chioschi, posto sotto sequestro da marzo. “I contenuti del ricorso sono in fase di approfondimento”. Nel frattempo, è attesa per febbraio l’approvazione definitiva della variante al regolamento urbanistico edilizio (il Rue), con la quale, ha spiegato Vandelli, “si riconosce espressamente che nei parchi pubblici e possibile realizzare le strutture per consentire una migliore fruizione e la sicurezza dell’area”.

Il caso dei chioschi nel parco era scoppiato nella primavera scorsa, quando un folto gruppo di ambientalisti aveva dichiarato guerra alla costruzione di 5 nuove strutture di cemento armato, destinate a bar e locali, nel Parco della Rimembranza, area verde vecchia quasi cent’anni e da dieci tutelata come come bene culturale. Un intervento edilizio approvato dalla Soprintedenza e avviato dall’amministrazione guidata da Pighi. In prima fila nel fronte del no si era schierata Italia Nostra, che oltre a parlare di “lottizzazione” e “cementificazione selvaggia”, aveva presentato un esposto in Procura. Da lì l’inchiesta e la raffica di avvisi di garanzia arrivati a mezza giunta precedente e a parecchi dirigenti comunali.