“Quando ho detto che i debiti contratti dall’azienda di famiglia di Renzi erano stati ripianati dal governo Renzi, davo per scontato che almeno l’iter di concessione fosse stato corretto. Invece emerge che non è così”. Giovanni Donzelli, capogruppo FdI nel consiglio regionale della Toscana, parla della ‘Chil’ – l’azienda di famiglia del premier Matteo Renzi – che attualmente ha cambiato nome. Pochi giorni fa, fuori dalla sede di Fidi Toscana, la finanziaria regionale che avrebbe reso possibile un prestito alla Chil di circa 400 mila euro, Donzelli aveva spiegato: “Dopo la scissione del ramo aziendale, il finanziamento è stato lasciato alla ‘bad company’ che è andata in fallimento. I soldi ce li ha rimessi Fidi, che aveva però una controgaranzia: il Fondo di garanzia nazionale. Quindi l’erogatore finale è stato il governo Renzi”. Oggi la questione passa dal piano politico a quello del rispetto delle norme. L’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini (Pd), rispondendo ad un’interrogazione sulla ‘Chil’, afferma: “Fidi Toscana avrebbe dovuto essere informata della cessione del ramo di azienda, infatti il regolamento prevede che la banca finanziatrice ha l’obbligo di comunicare le informazioni in suo possesso. Tali informazioni non sono state comunicate”. La banca è la Bcc di Pontassieve, attualmente presieduta da Matteo Spanò, amico e sostenitore del premier. Poi l’assessore aggiunge: “Nel caso in cui le verifiche effettuate sulle imprese risultino non rispettate dal regolamento, l’impresa è tenuta a corrispondere un importo pari a due volte l’agevolazione ricevuta”. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi (Pd), interrogato sulla questione, risponde: “Se ci sarà da prendere azioni e provvedimenti lo faremo, senza scadere nella strumentalizzazione politica che mi sembra piuttosto ampia su questa vicenda”  di Max Brod