Da secoli l’umanità si batte contro un avversario biologico appena al di sopra delle sue possibilità: la morte. Elisir di lunga vita e rituali magici segnano il passaggio di questo perpetuo uno a zero a tavolino. La stessa ibernazione, pratica che permetterebbe di conservare un corpo comprensivo di concetti (anche quelli più inopportuni), sembra ormai prossima. Col piglio innovativo tipico dei fasti rinascimentali, il genio italico si è da subito messo in moto per sfornare una soluzione efficace e al tempo stesso economica al problema. I risultati non si sono fatti attendere. Incapacitati a sconfiggere la morte, si è scelta una via più semplice e alla portata di tutti: l’eliminazione del concetto di vecchiaia. In Italia oggi si invecchia dagli ottanta anni in poi.

Le politiche economiche e governative, lungi dall’isolare l’unico effetto collaterale indesiderato di questa operazione, hanno finito per cavalcarlo dando vita a una deGenerazione insanabile. Da quando si è ancora giovani fino a cinquant’anni e relativamente giovani dai sessanta, sono automaticamente scomparsi concetti come quello di pensione, assunzione, e tutti quei piccoli crediti lavorativi che rendevano le occupazioni dignitose. Sconfitta la vecchiaia, nel nostro Paese s’è naturalmente associata all’idea di giovinezza una irragionevole prospettiva di tempo investibile in un praticantato perpetuo e mal retribuito. Con un quantitativo di energie a fondo perduto da spendere su progetti in start’App per una economia in costante rilancio, in attesa di una crescita che possa condurre fuori dalla pubertà economica in cui siamo, pare, impantanati. L’acMe giovanile.

In cambio, a vista, si riceve un buono per un futuro prossimo a venire, che col tempo assume i contorni di un pagherò per la posterità (la sola forma di assunzione al momento tollerata). Eliminati quelli fondamentali, resta viva la battaglia per riappropriarsi dell’unico diritto reso disponibile: quello di invecchiare.

Rivoglio la mia vecchiezza e con lei tutto il dovuto, di fatto negato con un patetico stratagemma anagrafico. All’anno che verrà, e a quelli in procinto d’arrivare, s’offre in omaggio uno slogan esentasse al netto d’ogni altra aspettativa:

Rivoglio la mia vecchiezza,
e contributi a gittata crepuscolare.

La voglio perché è mia, m’aspetta,
mentre (mi) aspetto
d’invecchiare.

Link al dibattito aperto con i lettori su Starmale