Lunedì nero in Borsa per Saipem. La controllata di Eni specializzata nella costruzione di gasdotti e infrastrutture per la ricerca di petrolio è crollata del 9,7%, scendendo al valore più basso mai toccato negli ultimi dieci anni. Un bis di quanto accaduto il 2 dicembre, quando ha lasciato sul terreno l’11% all’indomani dello stop al progetto del gasdotto South Stream annunciato dal presidente russo Vladimir Putin. Ma a pesare, ora, è anche un report critico di Barclays che rileva “incertezze” dopo la cancellazione del progetto che vedeva come capofila Gazprom affiancata dal Cane a sei zampe, dalla tedesca Wintershall Holding e dalla francese Edf e taglia da 20 a 12 euro il prezzo obiettivo in seguito alla riduzione delle stime sulla redditività. Anche la banca d’affari canadese Canaccord Genuity ha rivisto al ribasso il suo giudizio, portandolo da “hold” (tenere l’azione) a ‘sell’ (vendere) e non prevede per ora la possibilità di distribuzione del dividendo.

Da fine ottobre a oggi il titolo ha perso oltre il 50% del valore. L’addio alle commesse da 2,4 miliardi di euro per la costruzione dell’infrastruttura che avrebbe dovuto far arrivare il gas russo in Europa bypassando l’Ucraina è stata solo l’ultima goccia, dopo mesi di sofferenza legata al costante calo del prezzo del barile, ormai sotto i 50 dollari. Proprio lunedì Goldman Sachs ha fatto sapere di vedere il valore medio del Brent, quest’anno, a 50,40 dollari al barile, una sforbiciata pesante rispetto agli 83,75 dollari indicati in precedenza, mentre il Wti è stimato a 47,15 dollari.

In questo contesto, l’11 dicembre Eni ha fatto sapere di aver congelato la vendita del suo 43% in Saipem in attesa di tempi migliori: “Recentemente le condizioni di mercato sono divenute instabili e pertanto, pur confermando la strategia” in base alla quale la partecipazione non è più strategica, “la valutazione delle opzioni è sospesa”.