Dal profondo pozzo di Eduardo Luca De Filippo è risalito a Sogno di una notte di mezza sbornia, una commedia del 1936 riadattamento di un precedente testo di Athos Setti. L’allestimento sta girando l’Italia, e dopo essere stato rappresentato al Teatro Parenti di Milano continua la sua tournée fino al 26 di aprile. Una notte Pasquale riceve in sogno la visita di Dante Alighieri, nientemeno, grato perché il suo busto è esposto con tutti gli onori in casa Grifone. Dante dà a Pasquale una quaterna secca da giocare al lotto: una prova che con la poesia non solo si può mangiare, si diventa addirittura milionari. Nel sogno però il Poeta avverte Pasquale che quei numeri rappresentano anche il conto alla rovescia all’ora della sua morte. Nonostante il sarcasmo della moglie e dei figli, che danno a Pasquale del visionario, i numeri vengono estratti davvero, Pasquale si intasca 600 milioni e per tutti quanti inizia una nuova vita all’insegna del lusso e della ricchezza in una casa principesca. L’unico a non essere felice del cambiamento è proprio lui, il vincitore, perché adesso teme che Dante abbia detto il vero anche sul momento della sua morte. Comincia così un tragicomico conto alla rovescia fino all’ora X, quando tutta la famiglia si veste a lutto al cospetto del medico convocato d’urgenza…

L’impianto farsesco vive dei soprassalti, dei tempi perfetti e del talento di mattatore malgrado se stesso di De Filippo, ben assistito dalla regia di Armando Pugliese e dagli altri interpreti, in testa a tutti la moglie (Carolina Rosi) con cui Pasquale è in perenne baruffa nella buona come nella cattiva sorte e che naturalmente reagisce in modo diametralmente opposto al miracolo propiziato da Dante. Si ride molto in questo Sogno, uno degli omaggi più divertenti tra i tanti realizzati per il trentennale dalla morte di Eduardo che ci siamo appena lasciati alle spalle, ma non si ride soltanto. Sotto il canovaccio della farsa e oltre i doverosi tributi alle macchiette in questo ripescaggio giovanile c’è già tutto il mondo di Eduardo: le premonizioni, i fantasmi, i sogni, la smorfia e la superstizione; e c’è soprattutto il suo irresistibile umorismo nero, la sua visione della famiglia come esilarante inferno necessario, nonché teatro naturale della vita. “Che schifezza di famiglia” è il tormentone di Pasquale; e se poi la famiglia è napoletana, allora è subito teatro nel teatro.
Sogno di una notte di mezza sbornia di Eduardo De Filippo, con Luca De Filippo. Al Teatro Duse di Bologna fino a domenica 11, al Nuovo di Verona dal 13 al 18 gennaio, poi in tourneé fino al 26 aprile.