Licenziato dopo 24 anni di assenza ingiustificata dal lavoro. Altro che i “fannulloni” nostrani, per usare l’espressione coniata dall’ex ministro Renato Brunetta: dall’India arriva la storia di un professionista dell’assenteismo nel settore pubblico. Ad annunciare il siluramento è stato il ministro dello Sviluppo Urbano, Venkaiah Naidu, lo scorso 8 gennaio. Protagonista della vicenda è A.K. Verma, ingegnere alle dipendenze del Dipartimento centrale per i lavori pubblici. L’uomo, assunto nel 1980, aveva chiesto un permesso per assentarsi dal lavoro nel dicembre del 1990. Da allora non è più tornato alla sua scrivania.

“Ha continuato a cercare una proroga del congedo, che non è mai stata approvata, e ha disatteso l’ordine di presentarsi al lavoro”, ha fatto sapere il governo indiano. Nel settembre del 1992, contro l’ingegnere è stata aperta un’inchiesta per assenza volontaria dal servizio.  Ma i tempi dell’indagine si sono estremamente dilatati, come riporta il Daily India Mail, “a causa della mancata collaborazione del signor Verma e per altri motivi”. Così nel 2005 è stato aperto un nuovo protocollo. Il rapporto di inchiesta, che formulava le accuse al dipendente, è stato presentato nel luglio del 2007 e, un mese dopo, è stato accettato dall’allora ministro dello Sviluppo Urbano. Ma a questo atto non è seguito alcun provvedimento.

E così si è arrivati al licenziamento dell’ingegnere, ma solo 24 anni dopo la sua ultima presenza in ufficio. E pensare che in Italia, con l’introduzione del Jobs Act, basterà un giorno di assenza ingiustificata, almeno nel settore privato, per perdere il lavoro. Il ministro dello Sviluppo Urbano, in carica dal maggio 2014, ha fatto sapere di avere diretto la revisione dei casi disciplinari pendenti per un’azione rapida contro i soggetti accusati. Venkaiah Naidu ha  motivato il provvedimento con l’intenzione di “razionalizzare il funzionamento del dipartimento e garantire che ognuno risponda delle sue azioni”.

Insomma, il governo indiano fa bella mostra della propria lotta contro le inefficienze della burocrazia. Fin dal suo insediamento, nel maggio scorso, il premier Narendra Modi ha disposto controlli a sorpresa negli uffici pubblici. E il 2 ottobre, in occasione della festa nazionale per il compleanno di Gandhi, il primo ministro ha chiesto ai dipendenti pubblici di recarsi sul posto di lavoro per fare le pulizie.

Nel 2012, la società Political and economic risk consultancy, che si occupa di analisi di business, aveva stilato un rapporto per dare un voto da 1 a 10 agli apparati burocratici dei vari Paesi asiatici, dove 1 indicava la valutazione migliore e 10 quella peggiore. L’India si era classificata ultima, con un punteggio di 9,21. Lo studio sosteneva che i burocrati indiani difficilmente rispondono delle loro azioni e godono di “un enorme potere”, scoraggiando “gli investitori stranieri, attuali e potenziali”.

“I posti di lavoro nel settore pubblico rimangono i più garantiti – ha spiegato alla Cnn Ashish Arora, a capo della società di consulenza per risorse umane Hr Anexi – I dipendenti non sono motivati a ottenere risultati e perciò molti di loro vivono con l’idea che non saranno mai licenziati. Tuttavia, i giovani indiani si stanno indirizzando sempre più verso il settore privato, più dinamico e remunerativo. Non sono molto preoccupati dei licenziamenti”.