Nel piccolo ufficio di Cartooning for peace nel centro di Parigi sono abituati agli attacchi. L’associazione che riunisce e protegge le matite minacciate di tutto il mondo, conosce il potere di una vignetta, la forza di un fumetto e il colpo di frusta di una frase disegnata. Ma il massacro nella sede di Charlie Hebdo, quello nessuno di loro lo avrebbe mai potuto immaginare. “I nostri disegnatori sono ancora sotto choc”, dice una delle responsabili dell’associazione Claire Cerniaut, “stiamo cercando di capire quello che è successo. Abbiamo solo una certezza: tutti vogliono continuare a disegnare. Nessuno ha intenzione di abbassare le braccia”. C’era anche Tignous, vignettista morto nella strage dei fratelli Kouachi il 7 gennaio scorso, tra gli ambasciatori di Cartooning for peace. “Siamo una famiglia di 130 disegnatori, oltre 45 nazionalità. Il nostro compito è lanciare l’allarme ogni volta che qualcuno subisce un attacco alla propria persona e proteggerlo. A meno di 24 ore da questa strage, quello a cui pensano tutti è solo ad andare avanti”.

La paura ama fare gli agguati quando la strada si fa da soli e per questo vignettisti satirici dalla Libia all’Iran fino al Canada, dal 2006 si sono uniti in Cartooning for Peace. Un unico grande network che coinvolge artisti di Paesi lontani geograficamente, ma vicini per la difesa della libertà d’espressione. “Cosa cambierà ora?”, continua Cerniaut, “Non lo so, è presto per dirlo. Sicuramente nessuno perderà la voglia di disegnare. C’è una frase che è alla base della nostra associazione: ‘Le vignette sono una cosa seria. Non fanno solo ridere, ma informano e a volte offendono’. Lo scopo dei disegni è quello di spingersi oltre i limiti per promuovere il dialogo: rompere i tabù per permettere di riflettere”. Negli Stati Uniti alcuni giornali hanno deciso di non pubblicare le immagini satiriche di Charlie Hebdo. Ma da Cartooning for peace sono convinti che nessuno dei disegnatori abbia voglia di fare un passo indietro, ritirarsi in una trincea o cambiare tratto: “E’ il ruolo delle vignette. Andare oltre e trasmettere messaggi. Questo continueranno a fare. I nostri membri sono traumatizzati: continuiamo a ricevere messaggi da tutte le parti del mondo. E’ cambiata solo una cosa: ora anche in Europa siamo più consapevoli dell’importanza di proteggere la libertà d’espressione”.

Cartooning for peace è un’associazione non a scopo di lucro, nata nel 2006 e presieduta da Kofi Annan e Plantu, autore di Le Monde. Protegge chi esprime le sue idee e per questo viene minacciato, promuove campagne di formazione e sensibilizzazione nelle scuole e nell’opinione pubblica. E soprattutto mette in mostra le opere di chi è sotto continui attacchi. Sono nati dopo le proteste del mondo islamico nel 2005 per le vignette sul profeta Maometto pubblicate da un giornale danese . Non prendono posizioni politiche, ma difendono chi è più debole e chi è costretto a nascondersi per aver avuto il coraggio di esprimere un’idea. “La vignetta è uno strumento molto potente”, conclude Cerniaut. “E’ un mezzo veloce: informa rapidamente e può accendere una miccia in brevissimo tempo. Può attaccare e colpire. Se un articolo ha le parole che possono dare una cornice e contestualizzare, un’immagine arriva immediatamente ed è molto efficace. Ma questo significa solo che deve essere prodotta in modo consapevole, non oscurata”.

La famiglia di Cartooning for peace da piccola che era è diventata in pochi anni una comunità. E la censura di un collega è diventata motivo di lotta per l’amico del continente vicino. La lista è lunga: Ares disegna a La Havana; Mikhail Zlatkovsky sta in Russia ma gli hanno vietato di rappresentare Putin. Mana Neyastani e Kianoush Ramezani vengono dall’Iran: è stata una vignetta satirica a decidere per il loro esilio da casa. Dall’Europa tra gli altri ci sono Altan (dall’Italia come Forattini e Giannelli) e Cécile Bertrand. In Argentina c’è Ana Von Rebeur; in Canada Bado. In India Bado, in Israele Uri Fink e in Nigeria Tayo. E così via lungo una lista sempre più lunga. Il grido di uno di loro ha una eco che dura una vita grazie al passaparola dei colleghi ovunque nel mondo. Dopo la strage di Charlie Hebdo si sono messi al lavoro perché per loro l’unica morte resta il silenzio.

Vignette:
© Kichka (Israël) / Cartooning for Peace
© Plantu (France)
© Côté (Canada) / Cartooning for Peace
© Baha Boukhari (Palestine) / Cartooning for Peace