Ha raccontato ai pm la sua versione dei fatti per sei ore, fino a notte, il sindaco anti-cemento di San Lazzaro di Savena, Isabella Conti, renziana eletta nel 2014. Nei giorni scorsi aveva denunciato ai carabinieri le pressioni ricevute per convincerla a non bloccare un mega progetto edilizio (ormai noto come “la colata”), voluto dalla precedente amministrazione sempre a guida Pd. Nella serata di giovedì 8 gennaio si è presentata in Procura a Bologna, dove non ha smentito niente di quanto detto sinora. Nello stesso giorno, a parlare, è stato anche il commercialista e presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune, Germano Camellini, uno dei personaggi al centro dell’inchiesta. Ha detto la sua non ai magistrati ma alla stampa, dove si è difeso e ha negato qualsiasi minaccia.

Ora l’inchiesta sulle pressioni per non bloccare la costruzione del mega quartiere di Idice potrebbe entrare nel vivo e nuovi personaggi di questa vicenda saranno prestissimo sentiti dai pm. Anche perché dopo l’audizione fiume di giovedì 8 gennaio, condotta in prima persona dal procuratore capo Roberto Alfonso, la procura di Bologna è intenzionata a volere andare a fondo in questa storia in cui si intrecciano politica del Pd e affari delle coop rosse del ramo edilizio. Il verbale del faccia a faccia tra Conti e i pm è stato secretato, segno che il primo cittadino, che è riuscita a evitare cronisti e fotografi uscendo da una porta secondaria, potrebbe avere raccontato nuovi particolari. L’indagine, in mano al procuratore aggiunto Valter Giovannini e al sostituto Rossella Poggioli, è ancora a carico di ignoti.

Nei prossimi giorni i magistrati potrebbero ascoltare anche Camellini. Secondo quanto denunciato dal sindaco, sarebbe lui l’autore della frase “Vuole finire sotto la macchina?” . L’avrebbe pronunciata in una conversazione con un’impiegata comunale, la quale l’avrebbe poi riportata a Conti. Nell’attesa di andare in procura, però, Camellini ha voluto raccontare la sua versione dei fatti. Raggiunto al telefono da ilfattoquotidiano.it si è detto offeso, ha parlato di un equivoco, di parole fraintese e capite male, per via dell’assonanza tra il cognome del sindaco (Conti) e i conti del Comune, intesi come il bilancio, come le entrate e le uscite dell’amministrazione. “Nelle mie frasi non ci sono mai state minacce. Non ho né l’età, né lo stile di vita per farle. Sono un anziano professionista rispettoso”.

Camellini ha ricostruito poi tutta la storia: “Era un giorno tra ottobre e novembre, non ricordo bene. Mi trovavo nell’ufficio ragioneria del Comune di San Lazzaro, per la mia attività di revisore dei conti. In quell’ambito mi viene detto da una dipendente, in maniera informale, della possibilità e della volontà del sindaco di modificare il Poc e bloccare il progetto di Idice. Ho pensato agli effetti futuri che questo atto, con l’eventuale reazione delle imprese edili, avrebbe potuto avere sui bilanci. Dei rischi di un contenzioso. Ho detto che avrebbe potuto far saltare i conti del Comune, come se un’auto ci andasse sopra. In questo senso ho pronunciato la parola conti. Non mi riferivo al sindaco. E non ho mai espresso giudizi nel merito dell’operazione edilizia, che, detto sinceramente, non mi riguarda visto che non abito nemmeno a San Lazzaro, ma a Bologna. E comunque io mio occupo solo della verifica degli atti compiuti”.

Pur senza agitarsi, non ha comunque nascosto l’amarezza per una vicenda che, ha assicurato, l’ha colto di sorpresa. “Ho scoperto di essere coinvolto solo dai giornali. Non una chiamata dal sindaco, non una parola da nessuno”. Per questo, ha raccontato, “ho già presentato le dimissioni dal Comune di San Lazzaro”. Mentre per quanto riguarda i presunti rapporti con il Pd, ha spiegato: “Lavoro da molti anni, è normale che mi conoscano. Ma nel mio studio non ho mai chiesto tessere di partito, e quello che voto lo tengo per me. Ho avuto incarichi da alcune coop, è vero. Ma ho sempre conservato la mia indipendenza”. Intanto il sindaco di Bologna Virginio Merola ha nominato Isabella Conti assessore all’urbanistica della neonata città metropolitana.

di David Marceddu e Giulia Zaccariello