Via i rimborsi per il funzionamento dei gruppi e addio alle indennità di fine mandato per i consiglieri uscenti. Ma anche mille euro in meno in busta paga per i nuovi eletti. Il tutto per un pacchetto di tagli ai costi della politica che vale 7 milioni di euro, da spalmare nei 5 anni di legislatura. Eccola la prima mossa del Pd in regione Emilia Romagna, che dopo l’astensione record delle ultime elezioni vuole in questo modo dare un segnale di discontinuità rispetto al passato e recuperare la fiducia tradita degli elettori. Un progetto che serve per tracciare una linea netta tra la nuova e la vecchia assemblea, quella travolta dallo scandalo delle spese pazze. Insomma il messaggio è chiaro: niente più sex toys e cene da capogiro pagate dai contribuenti. O almeno questo è quello che viene promesso.

Per ora infatti la manovra non è nient’altro che una proposta di legge della maggioranza di centrosinistra, composta da Pd e Sel. Andrà discussa in commissione e poi in aula. La speranza degli autori però è che si arrivi all’approvazione in tempi brevi, entro l’estate, senza spingersi troppo in là. “È il nostro contributo alla sobrietà, per stabilire un nuovo punto di partenza”.

Il testo prevede in particolare tre interventi, tutti indirizzati a ridurre il “peso” dell’assemblea legislativa sulle casse pubbliche. La prima novità riguarda la cancellazione delle indennità di fine mandato per i consiglieri regionali. Un punto richiesto a gran voce anche dal Movimento 5 stelle, sia in campagna elettorale, sia appena dopo il voto. Soprattutto perché gran parte degli ex eletti (41 su 50 totali) che beneficerebbe del “tfr” è indagata a vario titolo nell’inchiesta sulle spese pazze. “Sarebbe una scelta di buonsenso” avevano detto i 5 stelle. Secondo la legge oggi in vigore, i consiglieri dell’era Errani hanno diritto a una sorta di buonuscita pari a un dodicesimo dello stipendio, moltiplicato per gli anni passati nell’ente, per un massimo di dieci anni. Il tutto senza detrazioni fiscali. In altre parole, si va da 30mila a 60mila euro di bonus a testa. Eliminarli significherebbe, secondo i calcoli dei 5 stelle, far risparmiare circa un milione e mezzo di euro.

Nella proposta di legge targata Pd e Sel c’è poi l’azzeramento di fondi a disposizione dei partiti per il loro funzionamento. Con alcune eccezioni però: i costi per le utenze telefoniche, il riscaldamento, la cancelleria e quelli per il personale. In questo modo si avrebbe un risparmio di circa 2 milioni e mezzo di euro. In progetto c’è poi anche una sforbiciata agli stipendi: mille euro lordi in meno per le indennità di carica, che spettano ai componenti dell’assemblea legislativa. Una riduzione che si va ad aggiungere a quella annunciata dal presidente, Stefano Bonaccini, e che riguarda i compensi della giunta.