Il grande tormentone sulla nomina del vertice di Montecitorio è finito. Lucia Pagano è il nuovo segretario generale della Camera dei Deputati. Figlia d’arte, il padre Rodolfo è stato consigliere di Montecitorio (il marito Mauro Fioroni è invece attualmente il capo del servizio informatico di Palazzo Madama), la Pagano raccoglie l’eredità di Ugo Zampetti andato in pensione il 31 dicembre scorso.

A proporre il suo nome è stata la presidente Laura Boldrini, che in questo modo è riuscita a mettere d’accordo i partiti finora divisi sulla scelta. A sostegno della candidatura del nuovo segretario generale hanno votato i membri dell’ufficio di presidenza del Pd, SeL, Fi, Scelta Civica e Lega. Contro Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. La Pagano è stata consigliere capo degli Affari generali e del Servizio Commissioni. Da ventiquattro anni alla Camera, dal 2007 rivestiva l’incarico di consigliere capo servizio. L’accordo è stato raggiunto questa mattina, ma prima della votazione il M5s ha chiesto di sospendere i lavori per una pausa di riflessione. Era da mesi che ai vertici di Montecitorio si discuteva sul candidato migliore. Sostenuti da questo o quel partito, si erano fatti i nomi di alti funzionari come Fabrizio Castaldi, Giacomo Lasorella, Guido Letta, Annibale Ferrari  e di Costantino Rizzuto.

La nomina di Lucia Pagano, tuttavia, surriscalda gli animi nel Palazzo. Nel lavorìo finale di sintesi qualcosa non funziona. I grillini alzano le barricate e votano contro la proposta della presidente della Camera Laura Boldrini. Fratelli d’Italia segue a ruota. Ma il dato più significativo è che la proposta divide inaspettatamente il partito democratico. Roberto Giachetti, vice presidente della Camera e voce renziana all’interno dell’Ufficio di presidenza, si astiene in occasione del voto. Perché? Non certamente per motivi personali, dice a ilfattoquotidiano.it, né tantomeno per il curriculum della prescelta. Spiega l’ex radicale: “Non ho votato perché sul piano della gestione procedurale e politica è stato fatto un pasticcio”.
Un pasticcio che rimanda alla gestione di Laura Boldrini. Secondo la versione di Giachetti, “dopo il lungo regno di Zampetti pensavo ci fosse bisogno di un segnale di discontinuità. Per me la discontinuità era rappresentata da Giacomo Lasorella, il candidato su cui c’era stata una convergenza da Fratelli d’Italia al Pd. E lei, la Boldrini, non ha voluto”.

Nei corridoi del Palazzo si parla adesso di una possibile mediazione. Mediazione che porterebbe a una modifica statutaria e all’introduzione della carica del segretario vicario che sarebbe ricoperta proprio da Lasorella. “Non lo so, non ne ho la più pallida idea. Non mi interessano le ripartizioni”, conclude Giachetti.

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