In quella sintesi di felpatezza democristiana e di sfacciataggine da padrone del vapore nel dribblare qualsiasi domanda vera che è stata la conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi oltre che pretendere di modificare l’umore del paese e negare i dati sconfortanti dell’Istat aveva annunciato il  “ritmo” che dovrà contraddistinguere il 2015.

Era un chiaro messaggio ai gufi italiani rilanciato con una sparata in sintonia con quella dedicata da Bruxelles alla scomparsa di Virna Lisi sull'”eleganza e bellezza con cui l’Italia deve aggredire il futuro”, nonostante le critiche della stampa internazionale.

A pochi giorni di distanza, nell’anno dello swing ci stiamo già rendendo perfettamente conto della qualità del cronoprogramma 2015, paradossalmente ancora di più con l’intervento successivo alla incredibile depenalizzazione del reato di frode fiscale e di false fatturazioni che con la sua introduzione.

Nell’aggiornamento ad horas degli sviluppi tragicomici attorno al “codicillo” del 19-bis comparso nel decreto fiscale post consiglio dei ministri del 24 dicembre, la norma salva-Berlusconi-ed-evasori tutt’altro-che-piccoli è stata finalmente rivendicata come atto collegiale condiviso da ogni ministro. C’è voluto naturalmente un incontro ravvicinato Renzi-Padoan per concertare la formula “rassicurante” che vincola tutta la compagine ministeriale e non ammette distinguo.

Renzi ha voluto confermare che il testo complessivo del decreto legislativo sarà modificato solo nella data del 20 febbraio; che la norma “casualmente” e dettagliatamente ritagliata sulla fattispecie per cui è stato condannato in via definitiva Berlusconi (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) non sarà stralciata né cancellata; che saranno ritoccate al ribasso solo le  soglie percentuali di evasione, probabilmente, dal 3% al 2% o all’1,5% dell’imponibile.

Ma soprattutto il presidente del Consiglio ha tuonato che non si farà dettare l’agenda né dall’opposizione, né dalla minoranza interna e che non si farà fare la morale da chi ha lasciato governare Berlusconi per vent’anni, sapendo bene come chi oggi nel partito lo contesta sacrosantamente sull’inciucio del Nazareno fatichi non poco a rispondergli in modo credibile sull’argomento.

Poi appena Renzi ha twittato minaccioso che lui non è vittima dell'”ossessione berlusconiana” e che comunque Berlusconi si sarebbe fatto tutto intero il suo affidamento ai servizi sociali, come se fosse quello il suo problema e non l’incandidabilità fino al 2019 e come se su questo decidesse il presidente del consiglio invece del tribunale di sorveglianza, ecco la richiesta dei legali di Berlusconi per anticipare la fine della “pena“.

Richiesta altamente prevedibile e scontata fondata ovviamente sul “rispetto delle prescrizioni in base alle quali Berlusconi ha modificato le proprie abitudini di vita” sufficiente ad azzerare gli insulti ai magistrati anche da “affidato” e finalizzata a liberarlo a metà febbraio, a ridosso del varo del decreto fiscale “corretto” dove rimane totalmente sospesa la previsione su frode fiscale e false fatturazioni.

Entro il 20 febbraio Renzi conta di aver portato a casa l’elezione del Capo dello Stato e non occorreva l’acume di Coppi per svelare come per “l’agibilità politica” di Berlusconi sia determinante per il nome del nuovo inquilino del Quirinale e come il decreto fiscale in sospeso sia un tassello non secondario della “trattativa” più che mai aperta.

Altrettanto chiaro è che da sempre Renzi voglia eleggerlo insieme a Silvio, tenendo accuratamente all’angolo il M5S, ma alle sue condizioni; in primis che chiunque sia non gli faccia ombra e men che meno lo intralci come inflessibile garante della Costituzione.

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