“L’uomo ridotto a cosa fra le cose. E il buon migrante strumentalizzato, santificato e mitizzato per mascherare l’orrore”. Queste parole rimangono impresse e sono contenute nel libro Mare Monstrum. Immigrazione. Bugie e tabù del giornalista Alessio Mannino recentemente edito per Arianna Editrice. Un libro che consiglio a chiunque voglia saperne di più sui fenomeni migratori e le imbarazzanti risposte ad essi, per non dire spietate, visto che gli immigrati continuano a morire in mare o ad arrivare in Italia per fare lavori sottopagati e con orari e modalità disumane.

Nella lucida e documentata analisi di Mannino sono ben spiegate le logiche illogiche attraverso le quali l’immigrazione è diventata quello che in parte vediamo, in parte facciamo finta di non vedere. Esseri umani privati del loro essere umani perché debbono fare la loro parte nei disegni dei mercati e della globalizzazione finanziaria.

maremostrumVita e dignità tolta a pochi passi dal nostro paese, quando non proprio anche all’interno, orrori quotidiani sui quali non possiamo permetterci di stare a soffermare più di tanto in quanto presi dalle nostre meno gravi, ma non per questo meno serie, incombenze quotidiane dell’epoca del precariato.

L’altro non si conosce mai del tutto, delimita quel che io sono, se l’altro è portatore di una storia di sofferenza, prenderne atto è faticoso, poiché la coscienza potrebbe imporre di fare qualcosa senza che si pensi di averne gli strumenti, nasce da qui l’impotenza. Meno faticoso è sapere facendo finta di non sapere.

L’essere umano che dovrebbe essere il fine diventa un mezzo. La nostra economia ha smesso di essere amministrazione della casa, come vorrebbe la sua etimologia (dal greco οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge”), ed è diventata amministrazione del mondo. Nella casa l’essere umano è al centro, nel mondo l’essere umano sfuma fino a scomparire perché troppo grandi sono gli interessi ed i conflitti che ne scaturiscono. Voler prendere e contenere più di quanto possano fare le proprie mani è la logica del consumo.

Sembra che non siamo più in grado di scoprire e apprezzare la differenza, l’omologazione rassicura, non fa pensare, c’è chi lo farà al posto nostro. Sigmund Freud, parlando di patologia psicologica, usava il concetto di “utile secondario” , una volta che si è formato un sintomo nella persona, questo può portare con sé alcuni vantaggi che la inducono a rimanere legata alla propria malattia. Se pensiamo all’omologazione e allo sfruttamento delle persone come ad un qualcosa di patologico (e io penso lo siano), se questo è permesso con relativa facilità dalle coscienze di noi tutti bisogna che ci sia un utile secondario, a meno che di non pensare l’intera umanità come stupida (ed io penso che non lo sia).

Credo che l’utile secondario abbia a che fare con il senso di responsabilità. In generale maggiormente mi occupo di qualcosa maggiormente mi sento responsabile della sua riuscita o meno, meno me ne occupo meno ne sento coinvolto (anche se non è detto che non lo sia). In realtà è una situazione paradossale in quanto il grado di responsabilità non necessariamente è proporzionale a quanto mi occupo di un qualcosa, ma anche a quanto di quel qualcosa sono causa diretta o indiretta.

Accettare le logiche ci rende complici. L’individuo di oggi è talmente oberato dai problemi della sua economia, intesa come amministrazione della propria casa, che gli è stato tolto il tempo ed il modo di guardare oltre il proprio giardino, lasciando carta bianca ai poteri che lo faranno per lui, dandogli comunque la parvenza che sia bene così e che già fa quanto può realisticamente fare. Responsabilità individuale e responsabilità collettiva sembrano scontrarsi senza che ne esca un vincitore, così si rimane a guardare senza vedere.

Mare Monstrum può essere di aiuto a migliorare la nostra visuale. Segnalo che il libro è arricchito anche da interviste ad Alain De Benoist, Massimo Fini, Diego Fusaro e Maurizio Pallante.