Un’unica grande corazzata, un raggruppamento bipartisan per eleggere alla guida della città dei templi un sindaco che piaccia a tutti, da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi. Ad Agrigento stanno per andare in scena le larghe, larghissime intese: non si possono definire in maniera diversa le manovre messe in campo nelle ultime ore dai partiti. All’orizzonte ci sono le elezioni amministrative della prossima primavera: e per decidere il candidato alla carica di primo cittadino, il Partito Democratico ha intenzione di indire le primarie.

“Ad Agrigento la comicità ha superato ogni livello: sono in programma le primarie, previste dallo statuto del Pd, ma in un modo che neanche il più fantasioso autore del nostro statuto avrebbe potuto prevedere” scrive l’ex consigliere comunale dei democrat Giuseppe Arnone, in una lettera aperta al segretario regionale Fausto Raciti. Al turno elettorale preliminare, previsto per febbraio, parteciperà infatti anche Forza Italia, nascosta dietro la sigla di una lista civica, Patto per il Territorio, fondata e guidata da Riccardo Gallo, parlamentare azzurro e vice coordinatore siciliano del partito fondato da Marcello Dell’Utri.

Un raggruppamento bipartisan per eleggere alla guida della città dei templi un sindaco che piaccia a tutti, da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi 

“Stiamo solo ragionando su un’alleanza tra liste civiche” dicono i democratici agrigentini, mentre la vicesegretaria del Pd regionale Mila Spicola confida la sua “perplessità” per l’operazione messa in atto nella città di Luigi Pirandello. Solo l’ennesimo paradosso nella storia politica agrigentina, ricca di cambiacasacca e alleanze improbabili. “Io sono stato eletto sindaco perché sono un moderato: tutta la città è moderata” dice Marco Zambuto, democristiano fin da quando aveva i pantaloncini corti, cresciuto nell’Udc di Totò Cuffaro, nel 2013 fulminato sulla via di Matteo Renzi e convertito ai valori del Pd, partito che lo ha candidato (senza successo) alle ultime elezioni europee, per poi eleggerlo al vertice dell’Assemblea Regionale.

Per sette anni di seguito Zambuto è stato il primo cittadino di Agrigento: poi nel giugno scorso si è dimesso, prima di essere sospeso dalla legge Severino a causa di una condanna in primo grado a due mesi e venti giorni per abuso d’ufficio (poi assolto in appello). Oltre al Pd e al Forza Italia la grande unica coalizione che potrebbe formarsi nella città dei templi annovera un po’ di tutto: ci sono i movimenti indipendentisti, c’è l’Udc, alcune liste civiche di centro e Sicilia Democratica, l’ennesimo partito fatto in casa da Lino Leanza, ex vice di Raffaele Lombardo e assessore di Totò Cuffaro, oggi main sponsor di Rosario Crocetta, anche lui seduto al tavolo delle larghe intese agrigentine con il suo movimento Il Megafono.

Oltre al Pd e al Fi la grande coalizione che potrebbe formarsi annovera un po’ di tutto: ci sono i movimenti indipendentisti, c’è l’Udc 

“Il ridicolo non ha mai fine – continua Arnone nella sua lettera aperta – alle primarie partecipano i politici convinti dall’Enel che il rigassificatore ai piedi della Valle dei Templi sia una idea meravigliosa, e coloro che pensano che quel nuovo rigassificatore ucciderà il turismo. Ma per il Pd tutto ciò è irrilevante. Ciò che conta è il matrimonio con Forza Italia, con i gruppuscoli, con i parlamentari che sino a ieri baciavano i piedi a Totò Cuffaro, a Marcello Dell’Utri, a Silvio Berlusconi e persino a Gianfranco Miccichè”.

Nel frattempo, ancor prima che siano formalizzati gli accordi e siano indette le primarie, la coalizione a larghissime intese in salsa agrigentina avrebbe già trovato il candidato ideale da spingere sulla poltrona di sindaco della città dei templi: Calogero Firetto, deputato regionale dell’Udc, primo cittadino uscente della vicina Porto Empedocle. Nel 2011 da sindaco della città che ha ispirato la letteraria Vigata, Firetto arrivò ad offrire, in piena campagna elettorale, la poltrona di assessore alla cultura ad Andrea Camilleri. Avvertito della proposta, il padre del commissario Montalbano declinò seccamente. La trovata pubblicitaria però sortì il suo effetto, e Firetto venne rieletto con la plebiscitaria maggioranza del 93, 3 per cento: e anche in quel caso a sostenerlo c’era una coalizione che andava dal Pd fino a Futuro e Libertà e al Movimento per l’Autonomia. Come dire che il modello “all in” nell’agrigentino ha più di un precedente di successo.