Come sono felici, leggeri, i bambini a Natale. Giocano con i i cugini, con gli amici, corrono che ti pare di vedergli il cuore che batte veloce sotto la maglietta.   

A volte pensi che dovresti quasi metterli in guardia per quello che li aspetta. Ti rendi conto di come sarà più complessa la vita con gli anni. Sì, forse dovresti dirglielo. O forse no. Lo scopriranno da soli ed è giusto che ora si godano questi momenti. E poi magari hanno ragione loro, non è del tutto un inganno questa felicitàSiamo noi adulti ad appesantirla con le nostre fatiche, le invidie e le gelosie. Oggi con mio marito stavamo buttando via le carte dei regali. Appena pochi giorni fa erano belle luccicanti e oggi eccole vuote dei sogni che contenevano, tutte stropicciate, pronte per la spazzatura. “A volte – mi ha detto mio marito – penso di lavarmi la coscienza con i regali. Forse il dono più prezioso che posso fare è un altro”. Che cosa? “Qualcosa che non si scarta, che è invisibile. Vorrei essere libero da questa pesantezza con cui guardo il mondo e che rischio di trasmettergli”.   

Chissà quando è cominciato. È come se una patina si fosse depositata su noi adulti, anno dopo anno. Poi te la ritrovi addosso in questi giorni, mentre in pranzi e cene stai davanti alle persone con cui sei vissuto. Mentre ti scambi auguri con amici e colleghi. E ti senti intrappolato da risentimenti e ruggini. Il parente che pare essersi dimenticato di te, l’amico che ti punzecchia con battute acide; poi il vicino di casa, il collega, una catena che non finisce più. Ma che bisogna spezzare. Provarci, almeno. Perché forse sei anche tu che potevi chiamare per primo il cugino. Sei tu che potevi dare un segnale all’amico così aggressivo. E se anche tu avessi ragione, ci deve pur essere un modo per non rimanere intrappolati in questa ragnatela. Il confine tra giusta considerazione di sé e orgoglio si può superare.   

Forse la cosa migliore – come nel capolavoro di Mike Leigh, “Segreti e bugie – è parlarsi con chiarezza. È anche questo un modo per dimostrare il proprio affetto. Ma soprattutto saper superare – se non si riesce a ignorarli – i piccoli scogli. Il perdono, degli altri e di se stessi”. Non è una categoria solo cristiana. Giova a noi stessi, non solo agli altri. Ecco, forse erano i bambini a insegnarci qualcosa con i loro giochi spensierati. A volte vedono la vita meglio di noi.

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il Fatto Quotidiano del Lunedì, 29 Dicembre