Sei indagata per falso e truffa? Nessun problema, all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) l’incarico è assicurato lo stesso. Capita infatti che la dirigente Concetta Lo Conte passi da una poltrona all’altra nonostante un avviso di conclusione indagini notificatole dalla Procura di Roma. Grazie ad una determina con la quale, il 30 dicembre, le è stato conferito «l’incarico dirigenziale di livello generale di direttore dell’Area amministrazione».

RAGGIRO ALL’EUROPA. Miracoli (al contrario) che, nell’era della rottamazione del nuovo corso renziano, capitano all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, ente pubblico sottoposto ai poteri di vigilanza del ministero delle Politiche agricole che custodisce la cassaforte del dicastero. Proprio dall’Agea passano, infatti, i fondi dell’Unione europea che la stessa Agenzia ha il compito di versare agli agricoltori italiani. E la cui gestione è finita di recente sotto la lente dei magistrati della Capitale. Secondo i pubblici ministeri Giancarlo Cirielli e Alberto Pioletti, titolari dell’inchiesta coordinata dagli aggiunti Francesco Caporale e Nello Rossi, gli indagati (oltre alla Lo Conte altri cinque dirigenti e funzionari di Agea e Sin, il Sistema informativo nazionale, controllato al 51% dalla stessa Agea) avrebbero creato una sorta di contabilità parallela per nascondere le posizioni debitorie di alcuni agricoltori consentendo loro di incamerare finanziamenti europei in assenza di titoli. Un sistema che in soli tre anni, tra il 2009 e il 2012, avrebbe mandato in fumo circa 20 milioni di euro e, secondo gli inquirenti, assicurato ai sei indagati il vantaggio di conservare «le elevate posizioni professionali ricoperte in Agea/Sin continuando a percepire premi di produzione per una gestione considerata corretta ed efficiente pur essendo difforme dalle prescrizioni dei regolamenti europei». In più, inducendo in questo modo in errore le istituzioni Ue che, «confidando sulla veridicità delle dichiarazioni di affidabilità trasmesse e della allegata documentazione», stanziavano finanziamenti in realtà non dovuti.

RISCHIO CORRUZIONE. Queste le accuse mosse a novembre dalla magistratura eppure, dopo appena due mesi, sembra passata un’eternità. All’Agea bisognava infatti «dare attuazione alle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento» previste dallo statuto, come certifica una determina del 30 dicembre firmata dal direttore Stefano Antonio Sernia. In ballo c’era anche il rispetto di un regolamento Ue che prescrive il principio «dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione». E tra le più a rischio, identificate nella mappatura dell’ultimo “Piano triennale di prevenzione della corruzione“ adottato dall’Agenzia, ci sono anche quelle svolte dall’Ufficio monocratico per l’esercizio delle funzioni di Organismo pagatore di cui la Lo Conte è responsabile da oltre un triennio.

INDAGATA IN CARRIERA. Che cosa succede a questo punto? Nonostante l’inchiesta a suo carico, con un’ulteriore determina del 30 dicembre, secondo la quale «si rende necessario procedere al conferimento alla dottoressa Concetta Lo Conte, appartenente ai ruoli dirigenziali di prima fascia dell’Agea, di diverso incarico dirigenziale di livello generale», alla stessa viene affidata la delicata direzione dell’Area amministrazione. Un ufficio che, secondo la mappatura del Piano Agea, non sarebbe da considerarsi tra quelli a rischio corruzione. Insomma, da una poltrona all’altra, sempre in ruoli apicali, grazie ad una decisione formalmente inappuntabile ma che trascura completamente lo status di indagata della neo direttrice. Normale? Ai vertici dell’Agea non mostrano imbarazzi: «In base all’ordinamento vigente», spiega il direttore Sernia, «non avendo l’Agenzia ricevuto informazioni di un rinvio a giudizio, alla Lo Conte spetta la titolarità di un ufficio dirigenziale generale. La notizia di indagine non dà luogo a conseguenze amministrative dirette, che intervengono in caso di condanna. Il nuovo incarico e la funzione assegnata sono comunque diversi dai precedenti ed estranei al pagamento e alla gestione dei fondi europei».

di Primo Di Nicola e Antonio Pitoni
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