Senato. Comunicazioni del Presidente del Consiglio sul Consiglio Europeo del 18 dicembreLa fortuna sfacciata di Matteo Renzi è quella di avere di fronte antagonisti che si rivelano bersagli facilissimi per la sua azione controriformista di stampo reazionario. Verrebbe da definirli “fantocci polemici”, se purtroppo non fossero veri; dei veri e propri autogol ambulanti: una sinistra ministeriale screditata dalle mille collusioni inciucesche a scopo carrieristico, vertici sindacali arroccati sulla difesa corporativa dell’esistente e ignari delle trasformazioni in corso nel modo di fare impresa, una magistratura non indenne dai richiami delle sirene castali quanto frammentata tra condiscendenti “barometri dello spirito del tempo” e “angeli vendicatori asserragliati nell’avamposto degli uomini perduti”, uno spazio di indignazione dalle potenzialità “costituenti” ma che rimane sterilmente occupato vuoi dai naufraghi di mille catastrofi della Sinistra rosso-antico, vuoi da fanatici della clickdemocracy (menati per il naso da qualche apprendista stregone, smarrito nel labirinto di una “politica politicante” di cui non sa trovare il bandolo).

Visti gli antagonisti, anche per il ragazzotto di Rignano sull’Arno vale lo slogan pubblicitario “ti piace vincere facile?”.

Ultimo in ordine di tempo tra i regali piovuti dal cielo a favore del macrochiappico premier, spicca la clamorosa astensione dal lavoro dei vigili romani e degli spazzini napoletani, tutti affetti da morbilità all’approssimarsi del Capodanno. A fare il paro con le assenze di pubblici dipendenti per indisposizioni varie nei giorni delle partite calcistiche di cartello. Quale migliore assist per le cure amorose che, munita di mannaia e pallottoliere a uso decimazioni, la ministro Madia dedicherà nei prossimi mesi agli organici della Pubblica Amministrazione? Intanto le si è facilitato il compito diffondendo risentimento e indignazione in vasti strati di opinione pubblica.

Ordunque, se si vuole davvero allestire una resistenza efficace alla decostruzione renziana (ad emulazione tardiva del thatcher-blairismo) di quanto resta della pur imperfetta civiltà welfariana italica (la democrazia dei diritti instaurata dalla Carta Costituzionale e dalle politiche sociali novecentesche), sarebbe opportuno iniziare a ridurre gli spazi di manovra argomentativi regalati all’assalitore. A cominciare dai cascami burocratici della compiacenza accomodante in materia di contenuti della prestazione, propensa alla facile demagogia di confondere l’impegno lavorativo con il presidio arrogante dell’inamovibilità.  La degenerazione della cultura delle garanzie nella mistica del posto, a prescindere dall’effettiva mansione svolta. Un sindacalismo corrivo ce ne ha messo del suo per diffondere mentalità giustificazioniste di atteggiamenti tra l’irresponsabilità, il menefreghismo e il disprezzo degli altrettanto legittimi diritti della cittadinanza. Così facendo si è scavato un baratro tra chi sta al di qua e chi al di là dello sportello nell’ufficio preposto a erogare un servizio; con relativa diffusione di motivati risentimenti nell’utenza, a disposizione di chi vuol cavalcare la tematica della lotta al settore pubblico. La perniciosa ideologia NeoLib, propugnatrice dello Stato ridotto ai minimi termini.

Nell’Italia del paternalismo e del mammismo, del lassismo doroteo e dell’accondiscendenza sinistrese, non ha mai messo radici una rigorosa cultura repubblicana dei doveri; l’antica tradizione per cui “non si possono avere istituzioni virtuose, una società virtuosa in assenza di cittadini virtuosi”. Al tempo stesso, segno delle carenze in quanto a interiorizzazione di una moderna civiltà del lavoro, che presuppone dignità e autonomia dell’individuo. L’antica fierezza del “ben fatto” da recuperare. Magari contrapponendo idee evolutive alle stantie ricette repressive che la compagine governativa pare intenzionata ad applicare. Ciò significa che, invece di prevedere sanzioni disciplinari e controlli polizieschi a tappeto, ben più efficace sarebbe avviare politiche di valorizzazione di un personale che oggi vive la propria condizione in termini di frustrazione; la cui sterile rivalsa è il boicottaggio.

A quanti negano l’esistenza di una linea divisoria tra destra e sinistra, vorremmo far notare che dare credito alle persone è politica di sinistra. Destra è il contrario. La miscela di indifferenza al miglioramento (che non sa gestire), tremendismo verbale e compiacenza mollacciona nei confronti delle corporazioni più forti, che si prevede continuerà a caratterizzare l’azione di un governo tutto annunci e tatticismi di potere.

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