Ci sono anche 18 specie in via d’estinzione tra le migliaia, animali e vegetali, che popolano i 159 ettari dell’area naturale protetta Lago e rupi di Porta, una miniera di biodiversità divisa a metà tra il comune di Pietrasanta e quello di Montignoso e tra le rispettive province di Lucca e Massa Carrara. A rompere l’idillio, a 200 metri dalle sponde del lago, una discarica di rifiuti speciali, che da anni fa preoccupare abitanti e associazioni di ambientalisti. Sorge in fondo a una rupe, nella cosiddetta Cava Fornace o ex Cava Viti. Per autorizzarla mancavano valutazioni ambientali, archeologiche (vicino c’è anche un’antica costruzione medicea), idrogeologiche e sismiche. A dirlo un’inchiesta pubblica realizzata dalla Provincia di Massa Carrara e pubblicata nel 2009 su pressione degli ambientalisti locali. Che, a 5 anni di distanza, non smettono di tenere alta l’attenzione della comunità su questa storia.

L’ultimo riguarda il nuovo progetto della Simam di Ancona, incaricata di realizzare il depuratore mobile per la cava: l’azienda propone di smaltire il percolato trattato nella fognatura. Ma secondo le associazioni questa potrebbe non essere adatta. “Bisogna avere dei dati che confermino che è in grado di accoglierla e al momento non li hanno mostrati. Il refluo finirebbe così nella fossa Fiorentina e nel lago di Porta” denunciano gli Amici della Terra Versilia. Un pericolo da scongiurare, “per evitare danni irreparabili al lago, alle falde che lo circondano, alla salute delle persone che vi abitano e dei turisti che d’estate frequentano le spiagge di Cinquale, Forte dei Marmi e Pietrasanta” spiega Rete Ambientale Versilia. Questo è solo l’ultimo capitolo di una vicenda complicata approdata anche in Senato con un’interrogazione, nel febbraio scorso, di Laura Bottici (M5s).

L’inchiesta pubblica: “Mancano tutte le valutazioni”
La vicenda inizia nel 2007 quando, contro ogni parere tecnico e senza valutazioni di impatto ambientale, la Provincia di Massa Carrara autorizza il deposito di rifiuti speciali, tra cui quelli contenenti amianto, nella discarica di materiali inerti. A chiederlo è il gestore che da Rimavi Srl che un anno prima ha cambiato nome in Programma ambiente Apuane SpA. I cittadini fanno ricorso, ma nel 2009 il Tar di Firenze lo rigetta. La provincia di Massa Carrara avvia un’inchiesta pubblica. Pubblicata nel 2009, rivela “anomalie procedurali nelle precedenti autorizzazioni”. Non ci sono valutazioni sull’incidenza sul lago, sul vincolo idrogeologico – a 2 chilometri di distanza si trovano gli acquedotti di Montignoso, Seravezza e Pietrasanta -, sul vincolo archeologico per la torre Beltrame. “Manca – scrive il presidente dell’inchiesta – un’indagine puntuale sui possibili inquinanti presenti e sulle loro possibili interazioni chimico-fisiche”. Come se non bastasse, la rupe su cui è stata realizzata la discarica presenta faglie e possibili cavità carsiche, per cui avrebbe dovuto essere calcolato anche il rischio sismico.

Il sindaco: “Quale inquinamento? Chi l’ha detto? Cosa stiamo a scrivere? Se ci fosse un problema sarei il primo a preoccuparmi”

Il sindaco (e presidente della Provincia): “Nessun problema”
Non esiste un problema ambientale per Narciso Buffoni (Pd), sindaco di Montignoso e presidente della provincia di Massa Carrara, la stessa in cui lui era assessore all’ambiente quando fu autorizzata la riclassificazione della cava per i rifiuti speciali, nel 2007 e la stessa commissariata dalla Regione per non aver speso i fondi anti-dissesto. “Quale inquinamento? Chi l’ha detto? Cosa stiamo a scrivere? Se ci fosse un problema sarei il primo a preoccuparmi – dice al telefono a ilfattoquotidiano.it – È ora di affrontare questi temi dal punto di vista scientifico ed evitare animosità. Le notizie bisogna iniziare a darle come sono. Piuttosto ritengo che lì ci sia un odore che non va bene, ho chiamato l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale Toscana) perché faccia un controllo sulla Fossa Fiorentina”. Da tempo gli abitanti denunciano alla stampa locale la morìa dei pesci e i cattivi odori dell’acqua del lago. “Abbiamo chiesto più di una volta – afferma Paolo Lenzetti, consigliere comunale Cinque Stelle di Montignoso – il controllo delle acque superficiali che alimentano il lago e soprattutto il controllo, tramite carotaggio, dei sedimenti. Ma ad oggi non sono ancora stati fatti”.

La discarica che penalizza gli scarti locali
Dovrebbero essere contenti almeno i lavoratori delle aziende del marmo apuane e versiliesi. La discarica è stata fatta anche per smaltire i loro scarti “a km zero”. Ma non è così. “I rifiuti ‘locali’ – si legge nell’inchiesta pubblica – cioè provenienti dalle Province di Massa-Carrara e Lucca, conferiti in discarica sono solo una piccola parte”. La colpa è anche dell’aumento del prezzo crescente imposto per lo smaltimento della marmettola, il materiale di scarto dalla lavorazione del marmo. Perché costa sempre di più? Il sindaco Buffoni: “La marmettola l’hanno portata per anni e anni nella discarica del Brentino, nel comune di Massarosa, dove veniva buttata direttamente nella falda. Qui invece si pretende anche il controllo della granulometria della marmettola. Di prezzi di mercato non mi interesso ma posso pensare che una discarica così controllata costi tanto” dice. La maggior parte dei rifiuti, insomma, viene da fuori, anche dalla Lombardia. Il 9 agosto 2012 l’Arpat comunica al Comune di Montignoso che sono stati effettuati 10 scarichi di materiale contaminato da diossina, proveniente dalla Lombardia. Ma la commissione del consiglio comunale incaricata di controllare la discarica si attiva solo dopo.

Quel debito rateizzato
Infine le royalties, ovvero i soldi per la concessione dello sfruttamento della cava. Il gestore paga al comune di Montignoso soltanto 220mila euro all’anno, secondo quanto accertato dall’inchiesta pubblica. Ma il Comune deve ancora riscuotere circa 400mila euro. “Quest’anno ne abbiamo ricscossi 120mila, 10mila euro al mese” fa sapere il sindaco di Montignoso Buffoni. “Con una delibera di giunta, senza passare dal consiglio comunale, hanno permesso il rateizzo. A nessuna altra azienda del territorio e a nessun montignosino è stato concesso questo privilegio per l’estinzione dei debiti” replica Lenzetti. “Nessun favore a nessuno – ribatte Buffoni – A qualcuno si è piantato il chiodo della cava Viti nella testa”.

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