Pure questo anno è finito. E come al solito in pochi lo rimpiangeranno. Chi ci ha seguito le storie e i numeri del 2014 li conosce già: col suo record assoluto di disoccupati, che hanno superato il 13 per cento; con i suoi continui scandali che hanno fatto finire sotto inchiesta o sotto processo 521 consiglieri regionali su 1100 e che hanno aperto le porte delle patrie galere a politici e imprenditori di ogni rango e colore; con le tante promesse mancante e gli obiettivi falliti. Con l’elenco lunghissimo di imprese chiuse (260 al giorno), con la ripresa che non c’è (Pil -0,4%) e le sorprese (cattive) sotto l’albero: come le tasse triplicate per le partite Iva under 35 e gli aumenti di carburante, acqua, autostrade e alcolici già messi in calendario.

Dividersi tra ottimisti e pessimisti ormai ha davvero poco senso. Un po’ perché entrambe le categorie hanno in comune una forte allergia alla verità. E un po’ perché realismo e volontà sono le uniche medicine di cui oggi l’Italia ha bisogno.

Per questo, anche se l’esercizio non pare troppo popolare tra le nostre classi dirigenti, ilfattoquotidiano.it ha cercato in questi mesi di fornirvi una fotografia precisa di cosa accadeva nel Paese. Tra molti errori e con tutti i nostri limiti abbiamo fatto cronaca e giornalismo d’inchiesta. Abbiamo raccontato giorno per giorno la politica, l’economia e il Potere. Nella colonna sinistra del sito, con i nostri quasi mille blogger abbiamo provato a offrire pure qualche soluzione. Abbiamo messo a confronto opinioni diverse tra loro nella convinzione che fosse a volte possibile trovare dei punti di vista in comune.

Come web giornale abbiamo insistito per avere leggi anti-corruzione più efficaci, abbiamo ripetuto all’infinito che l’unica infrastruttura dai tempi di realizzazione accettabili (24 mesi) e costi in grado di ripagarsi nel giro di 15 anni è internet a ultra-velocità in tutto il Paese, abbiamo urlato che in Italia servono riforme che aumentino il peso dei cittadini nelle istituzioni. E non il contrario.

Certo non tutto è andato per il verso giusto. Molto è ancora da migliorare, ma la Rete, anzi voi che ci seguite per commentare, per sostenerci, per criticarci, ci avete premiati.

Nel 2014, secondo Google analytics, ilfattoquotidiano.it ha viaggiato a una media di 11 milioni di utenti unici al mese, con un aumento del 30 per cento rispetto all’anno precedente. I browser unici giornalieri (dati Audiweb censuario) sono stati 669.450 (+25% sul 2013) con un record a novembre di 729.956 unici giorno. La nostra web tv ha superato spesso i 4 miloni e mezzo di video visti nel mese e le nostre immagini sono state mandate in onda anche da Cnn, Fox, Sky, Mediaset, Rai e La7. Sui social network ci siamo confermati molto forti: siamo terzi su Facebook dopo Repubblica e Corriere, terzi su twitter e primi su Youtube.

Sono risultati e numeri che ci onorano, ma che ci fanno anche un po’ paura. Qui in redazione continuiamo a rimanere in pochi. I miei colleghi lavorano molte ore al giorno più di quanto sia giusto. I ricavi pubblicitari e quelli provenienti dagli utenti sostenitori (ai quali va il mio più sentito ringraziamento) hanno sfiorato i due milioni e mezzo di euro. Che sono tanti, ma ancora pochi rispetto ai costi crescenti de ilfattoquotidiano.it. Ma visto che siamo nei giorni a cavallo tra l’anno vecchie e quello nuovo è giusto lanciarsi in qualche buon proposito, nella convinzione che non lastricherà la strada del nostro inferno.

Nel 2015 vogliamo crescere ancora. Le classifiche di Comscore dicono che siamo diventati il terzo giornale on line italiano tra quelli che hanno al fianco un’edizione cartacea. Coloro i quali ci precedono, repubblica.it e corriere.it, giocano però un altro campionato rispetto al nostro. Beh, nei prossimi 24 mesi cercheremo di andare a vederli più da vicino. Abbiamo alcune idee in testa che, spero, ci possono riservare buone sorprese.

Già tra qualche giorno cominceranno a partire nuove sezioni e quelle vecchie verranno rinforzate. Nella convinzione (maturata anche in base alla mia esperienza personale) che i giovani cronisti debbano farsi le ossa sulla strada, inaugureremo un sito verticale dedicato alla cronaca nera. Molti grandi del giornalismo, pensate a Dino Buzzati, sono partiti da lì. Con la nera si impara a coltivare le fonti, a parlare con la gente, a usare i toni giusti per descrivere tragedie immani senza sconfinare nel voyeurismo. Vedremo così se anche tra i nostri collaboratori e giornalisti c’è chi sa far andare la penna e ha la mente sveglia. Tra breve partirà anche una pagina dedicata ai retroscena e alle indiscrezioni dai palazzi del potere. Se ne occuperà un collega che mi ha insegnato molto, una delle firme storiche de L’espresso. È Primo Di Nicola, al quale diamo tutti il più caloroso benvenuto. A fine gennaio sarà poi la volta di FqMagazine, un sito tutto nuovo e dalla grafica sorprendente in cui ci occuperemo di cultura, spettacoli, stili di vita, personaggi e di una delle nostre debolezze: il cibo e il vino. Il tutto ovviamente tenendo fede ai principi ispiratori del Fatto Quotidiano: giornalisti con la schiena dritta, cronisti che possono sì sbagliare (quando si lavora è purtroppo inevitabile), ma che se commettono errori lo ammettono e si correggono.

Nei mesi successivi ci saranno poi altre novità, anche tecnologiche (le teniamo nascoste solo per non dare troppe idee a chi ha più mezzi e risorse di noi) che finiranno per costare alla nostra società editrice la bellezza (o la bruttezza) di quasi quattro milioni di euro all’anno. Un investimento gravoso che ci porterà al pareggio solo a fine 2015.

Anche per questo ringrazio oltre che i navigatori, i colleghi del Fatto Quotidiano in edizione cartacea e il loro direttore Antonio Padellaro, il nostro maggior sponsor. Parte del mio stipendio, e di quello dei miei colleghi, è ancora pagato dai frutti del loro lavoro, dalle copie vendute in edicola e dagli abbonamenti.

Da poche settimane chi ha un tablet o uno smartphone può però leggere i due giornali, il Fatto e ilfattoquotidiano.it, da un’unica applicazione: Mia. È molto bella e veramente innovativa. Se volete e potete, provatela e abbonatevi. Anche così ci aiuterete a migliorare il nostro giornalismo, a fare informazione sempre più a 360 gradi, a creare nuove posizioni in redazione, a continuare a dire quello che gli altri troppo spesso non dicono.

Grazie a tutti! Buon 2015!