Lucia Annibali per la prima volta racconta la sua esperienza di donna vittima di violenza all’interno di un carcere. L’avvocatessa di Urbino che nel 2013 è stata sfigurata dall’acido su mandato dell’ex fidanzato che non voleva accettare la fine della loro storia, ha portato all’interno delle mura dell’istituto di massima sicurezza di Parma il suo vissuto dopo il tragico episodio che ha cambiato la sua vita. “Ho accettato l’invito perché ho ricevuto molta solidarietà da parte dei detenuti in questi mesi – ha raccontato la Annibali a ilfattoquotidiano.it – Mi hanno scritto in tanti per esprimermi vicinanza ed il loro sdegno per quanto mi è stato fatto. Inoltre ho pensato da subito che potesse essere un’esperienza interessante anche da un punto di vista personale, una forma di apertura da parte mia verso una realtà in parte distante da me ed un modo per avere una prospettiva d’insieme e nuovi spunti di riflessione”.

Dopo oltre un anno di lotta, oggi Lucia si è rialzata ed è una donna nuova. Il carcere è un luogo dove anche i suoi aggressori e soprattutto il mandante, l’ex fidanzato Luca Varani, stanno scontando le pene per quanto le hanno fatto. Ma questo non la blocca, anzi. “Il fatto che i miei aggressori siano in carcere sicuramente mi infonde sicurezza per la mia incolumità e mi permette di vivere ogni giorno con maggiore serenità” spiega, ammettendo però che non per tutti esiste un percorso di rieducazione dai reati commessi. “Non so se per il mio aggressore sia possibile una rieducazione; fino ad ora non ha mostrato pentimento per quello che ha fatto, non ha mai assunto le sue responsabilità e continua a pensare che la sua attuale condizione sia un’ingiustizia che lui ha subito. In generale penso che una possibilità di rieducazione ci sia, per chi la desidera e la ricerca. Bisogna certo partire dalla consapevolezza di quello che si è fatto, decidere di mettersi in discussione ed imparare l’empatia”.

Ad ascoltare la donna nel carcere di Parma, una trentina di detenuti che tra qualche anno, dopo aver scontato la loro pena, potranno tornare a inserirsi nella società, in un percorso non facile di ritorno alla normalità e al mondo fatto anche di affetti lasciato fuori dalla cella. L’obiettivo dell’incontro, organizzato dalla cooperativa sociale Sirio, con un’esperienza di 30 anni nella rieducazione dei detenuti, insieme al Centro Antiviolenza e all’associazione ConVertere Aps, era proprio quello di far riflettere sul tema della violenza delle donne visto dagli occhi di chi la subisce. E l’esempio di Lucia, che nel giorno contro la violenza alle donne è stata nominata cavaliere della Repubblica da Giorgio Napolitano per il suo coraggio e la sua dignità, è ancora più importante, perché è quello di una vittima che non si è mai rassegnata a essere tale, così come ha cercato di esprimere con la sua testimonianza. “Posso provare a comunicare il dolore che prova chi subisce un atto così violento, quali sono le ripercussioni sulla sua vita, sulla sua famiglia, quali i segni che si porterà dentro per sempre, quanta fatica richieda risollevarsi da una violenza così profonda. Posso cercare di far mettere l’autore della violenza, per un momento, nei panni della vittima”.

Le cure al Centro grandi ustionati di Parma, il processo che ha visto la condanna a vent’anni per l’ex fidanzato e l’accettazione di un volto cambiato per sempre sono solo alcuni passi del calvario affrontato dalla Annibali per ritornare alla sua vita. “Ho raccontato prima di tutto la mia storia, cercando di spiegare l’origine dell’aggressione che ho subito, le sue conseguenze sul mio fisico e sulla vita mia e di tutte le persone che mi vogliono bene – ha continuato – Ho raccontato del mio lungo e doloroso percorso di guarigione ma anche delle risorse che ho trovato dentro di me, che mi hanno permesso di reagire, di sopportare e di guardare avanti, nonostante tutto”.

Gli spunti di riflessione e confronto durante l’incontro non sono mancati, non solo per l’avvocatessa di Urbino. Anche i detenuti e agenti della polizia penitenziaria hanno ascoltato con grande interesse la storia della donna, che non ha mai smesso di lottare e ha affrontato con forza esemplare le difficoltà, confrontandosi con lei ed esprimendole vicinanza. “Mi hanno colpito la loro vicinanza e la loro solidarietà – conclude – Mi hanno ringraziato per l’incontro e per avere condiviso la mia esperienza con loro; alcuni hanno raccontato qualcosa di sé, altri sono riusciti a fare delle battute scherzose per sdrammatizzare un po’. Penso che sia stata una bella esperienza per entrambe le parti; sicuramente per me è stato un incontro intenso che spero di poter ripetere”.