L’ingresso della Lituania nella zona euro cambia le regole del gioco per la Banca centrale europea. Con il superamento dei 18 Paesi – la Lituania è il 19esimo ad adottare l’euro dal primo gennaio 2015 – i trattati Ue prevedono un cambiamento radicale del metodo di voto dell’Eurotower: finisce l’era del “una testa un voto” e inizia un doppio turno a rotazione tra i rappresentanti delle 19 banche centrali dell’eurozona. Come risultato l’Italia non potrà votare nel mese di marzo mentre la Germania, in base alla nuova programmazione delle riunioni di Francoforte che contano, si è assicurata il diritto di parola fino all’ottobre 2015. I più delusi sono i Paesi più piccoli, i maggiormente colpiti dal nuovo sistema di rotazione. Si rafforza invece il potere del comitato esecutivo, quello presieduto da Mario Draghi.

Fino ad oggi avevano diritto al voto tutti i membri del consiglio direttivo della Bce costituito sul modello della Bundesbank e, quindi, composto da sei membri permanenti – tra cui il presidente Draghi – riuniti nel comitato esecutivo, oltre che dai rappresentanti delle 18 banche centrali dei Paesi facenti parte dell’eurozona. Per garantire alla Bce agilità e velocità di manovra nelle sue decisioni, i trattati europei prevedono che, una volta superata la soglia di 18 Paesi membri dell’eurozona, si passi ad un sistema che abbandoni il “suffragio universale” tra governatori centrali. Nel dettaglio, viene istituito un sistema che vede due gruppi di Paesi, da una parte quelli più grandi (Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi) con il diritto a 4 voti, dall’altra i rimanenti 14 Paesi con il diritto a 11 voti. Il risultato è che mensilmente solo 15 dei 19 governatori centrali potranno esprimersi nelle principali decisioni di politica monetaria della Bce. Un altro risultato è un sostanziale aumento di potere del comitato esecutivo dal momento che i suoi membri, tra cui Draghi, mantengono i propri sei voti.

Le nuove regole modificano anche il calendario delle riunioni che contano, in primis quelle in cui vengono stabiliti i tassi di interesse: si passa da una cadenza mensile a una riunione ogni sei settimane. In questo contesto la Germania non mancherà una votazione importante fino all’ottobre 2015. L’Italia, invece, non potrà esprimersi già nella riunione fissata per il 5 marzo, proprio nella prima parte dell’anno in cui Draghi dovrebbe spingere sulla necessità di un’operazione di quantitative easing, ovvero l’iniezione di liquidità nel sistema per esempio tramite l’acquisto diretto di titoli di Stato.

@AlessioPisano