Giorgio Moroder, il più grande produttore dance degli anni ’70, l’eminenza grigia di Donna Summer, l’inventore baffuto dell’euro-disco, annuncia il suo primo album solista in trent’anni. Si intitola “74 is the New 24“, uscirà nella primavera del 2015 per la RCA e ospiterà una lista fantasmagorica di ospiti, tutte star acclamate nella scena musicale contemporanea: Charli XCX, Mikky Ekko, Britney Spears, Sia, Foxes, Matthew Koma. Featuring da mandare in tilt il mercato mainstream. E forse se ne aggiungeranno anche altre. “Are you ready to dance?” ha postato il Nostro sulla sua pagina Facebook.

Si intitola “74 is the New 24“, uscirà nella primavera del 2015 per la RCA e ospiterà una lista fantasmagorica di ospiti, tutte star acclamate nella scena musicale contemporanea

In circolazione c’è già la title track del clamoroso ritorno diretto sulle scene. Lecito scommettere che sarà il disco dell’anno che verrà: Moroder è sì nato nel lontanissimo 1940, ed è sì ormai una multimilionaria celebrity globale, ma sembra più in forma che mai. Almeno nel suo caso, avere 74 anni è proprio come averne 24. Anche perché le sue intuizioni sonore di quasi quarant’anni fa restano attualissime, anzi, di moda più che mai. Daft Punk docet. Il Giorgio internazionale come Armani non se n’è stato mica con le cuffie e i cursori in mano, nell’ultimo trentennio. Ha lavorato ad altro, per altri.

Giorgio Moroder è un mito disco e pop che viene da lontano. Autodidatta, si trasferì dalla Val Gardena alla Germania sul finire degli anni sessanta, entrando in contatto con l’elettronica nascente e il movimento del kraut rock.
Fu in quegli anni che Giorgio incontrò l’oggetto che gli cambiò la vita: il sintetizzatore. Ha raccontato: “Nel 1970 ero a Monaco, e un ingegnere che conoscevo di nome Robbie mi presentò un compositore classico che aveva questo nuovo incredibile strumento. Era una grossa macchina con cavi elettrici dappertutto, ed egli suonò per me una composizione che consisteva nella ripetizione di un tono basso che cambiava ogni mezzo minuto. Non c’erano né ritmi né effetti e non era troppo interessante, ma dopo, quando il compositore non era più intorno a noi, Robbie mi prese da una parte e mi disse: “Guarda, con questa macchina puoi creare molto più di una semplice nota”. Così si mise al sintetizzatore e mi mostrò un paio di cose, e io pensai: ‘Wow! È fantastico!’. Fui subito affascinato dalle possibilità e dai differenti tipi di suono che era in grado di produrre”.

Si trasferì dalla Val Gardena alla Germania sul finire degli anni sessanta, entrando in contatto con l’elettronica nascente e il movimento del kraut rock. Fu in quegli anni che Giorgio incontrò l’oggetto che gli cambiò la vita: il sintetizzatore

Poi arrivò il sodalizio con Donna Summer e la pubblicazione di 12 pollici leggendari, tuttora riempipista nei dancefloor di destra e di sinistra: “Love to love you baby” e “I feel love” su tutti. Era la nascita della musica disco, e del synth-pop, che Moroder seminava di drum machine ed electro, Kraftwerk e avanguardia, melodie latine e sensazioni americane. Da allora la musica pop non sarebbe stata più la stessa; e senza un album-capolavoro come il suo “From here to eternity”, anno, naturalmente, il 1977, non sarebbero venuti dopo né Madonna né i Portishead, né la techno né la house, né il suono degli anni Ottanta né quello degli anni Zero, né l’elettronica che amiamo oggi né la commerciale che balliamo o sopportiamo in discoteca. Allora Moroder, artista enorme, si presentava sempre con occhialoni da sole e pantaloni a zampa, baffoni gay friendly e nugoli di fanciulle mozzafiato intorno. Poi venne Hollywood, e la composizione di colonne sonore epocali come quelle di Top Gun, Fuga di mezzanotte, Flashdance, Scarface, American Gigolò; la firma dei temi sonori ufficiali delle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 e Seul nel 1988; l’ingresso nell’Olimpo degli Dei dello showbiz. E ora il meraviglioso ritorno dell’imprendibile Giorgio Moroder, un italiano di cui andare eternamente fieri, l’uomo che inventò la musica classica del futuro.

E ora il meraviglioso ritorno dell’imprendibile Giorgio Moroder, un italiano di cui andare eternamente fieri, l’uomo che inventò la musica classica del futuro
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