“Garantire che tutti i giovani di età inferiore a 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente valida di lavoro, prose­guimento degli studi, apprendistato o tirocinio”Questa è la raccomandazione con cui nasce a livello europeo il programma Garanzia Giovani nel 2013, proposto direttamente dal Consiglio Europeo e promosso dall’Ue per l’inserimento al lavoro dei cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training ovvero giovani che non lavorano e non studiano) e successivamente nel 2014 applicato in ogni Stato europeo con alcune particolarità.

Stanziati per il nostro Paese 1,5 miliardi di euro tra Commissione Europea e governo italiano, tra fondi Fse, fondi Yei e relativo cofinanziamento nazionale. In Italia si è preferito estendere il programma ad una fascia che va dai 15 ai 29 anni, perché in Italia la situazione è drammatica come riportano i dati del Rapporto Censis sui Neet e sulla disoccupazione giovanile (i 15-34enni costituivano già prima della crisi il 50,9% dei disoccupati, ma adesso sono arrivati a quota 75,9%). Restano esclusi da tale iniziativa la fascia di giovani che si trovano impegnati in un percorso di studio o in un corso di formazione.

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Inoltre il 15 novembre 2014 sono stati presentati i bandi regionali per la selezione di 5.504 volontari per l’attuazione di progetti di Servizio Civile Nazionale nell’ambito del programma Garanzia Giovani. Terminata questa prima fase, riguardante l’implementazione della piattaforma tecnologica e delle procedure amministrative, ora il programma Garanzia Giovani entra nella fase successiva, ossia quella della “presa in carico” effettiva, da parte dei Centri per l’impiego e delle Agenzia accreditate, degli oltre 350.000 giovani registrati.

In Italia, nel 2013 c’era già stato un progetto per favorire l’accesso ai giovani al mondo del lavoro, il “Progetto Amva-Neet” del Ministero del Lavoro per i giovani del Sud Italia, purtroppo fallito dopo pochi mesi, come riportava il sito del Ministero, per l’esaurimento dei fondi disponibili a causa dell’elevato numero di richiesteDopo circa 8 mesi dall’inizio del programma, i risultati purtroppo sono deludenti; la solita storia che si ripete, ai buoni propositi a livello europeo non corrispondono sul piano pratico ed in ambito nazionale adeguati risultati.

Una lettura dei blog dedicati a garanzia giovani o delle pagine di “garanzia giovani” su Facebook, dove gli utenti manifestano la propria insoddisfazione, offre un ventaglio molto ampio di critiche alla fase attuativa del programma; si va da problemi di iscrizione al sito, alla poca chiarezza nelle informazioni, alla mancata assistenza tecnica, alla inadeguatezza del personale dei centri per l’impiego. Ma analizziamo in dettaglio.

Una prima problematica emersa riguarda la bassa adesione al programma, sia dal lato della domanda – i giovani – che da quello dell’offerta – in primis le aziende. Dall’ultimo report, caricato sul sito di Garanzia Giovani, risalente allo scorso 18 dicembre, risulta che la quota degli utenti complessivamente registrati presso i punti di accesso della Garanzia Giovani, rappresenta appena il 20,6% del “bacino potenziale”, costituito da ben 1.723 mila giovani Neet stimati dalla Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro (media 2013) ed inoltre che le opportunità di lavoro complessive, pubblicate dall’inizio del progetto, sono pari a 27.094, per un totale di posti disponibili solo di 38.528.

Ulteriore problematica è da considerarsi anche il fatto che le offerte di lavoro pubblicate sono concentrate sul tempo determinato e spesso riguardano figure di basso profilo, anzi più delle volte le “offerte lavorative” non sono altro che stage, tirocini, servizio civile etc che tradotti in una lingua più comprensibile vuol dire lavoro “gratuito”.

Anche a livello territoriale emergono le problematiche già proprie del sistema produttivo italiano: il 72,6% delle occasioni di lavoro è concentrata al Nord, il 13,4% al Centro e il 13,9% al Sud; solo lo 0,1% rappresenta le occasioni di lavoro all’estero. In merito all’attribuzione del ruolo di ente gestore alle Regioni, si fa notare che la disomogeneità della domanda e l’emergenza estrema delle Regioni da cui provengono il maggior numero dei giovani disoccupati da attivare (Sicilia, Campania, Lazio e Puglia) rendono necessaria una politica nazionale che non sia di mero coordinamento, ma che possa anche agire con funzioni sussidiarie.

In definitiva per i giovani Italiani, davanti alla scarsissime opportunità di lavoro e di guadagno ed alla prospettiva di ricevere un posto di lavoro come merce di scambio per un voto, l’unico programma “garanzia” certo resta quello di lasciare il nostro Paese, che non li ha apprezzati, né sostenuti e né tantomeno valorizzati e che ha mostrato ampiamente una mancanza di volontà riformatrice ed una incapacità di sfruttare le risorse europee.

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