Si chiude oggi un brutto 2014, costellato di notizie economiche che hanno oscillato tra cattive e pessime, con disoccupazione in aumento, aziende che hanno continuato a chiudere, tasse che sono aumentate quasi per tutti, credito a famiglie e imprese rimasto asfittico, debito pubblico in aumento, consumi stagnanti e severi indizi di deflazione.

Attribuire a Matteo Renzi la responsabilità di tutto questo sarebbe ingeneroso in quanto tutti questi problemi hanno radici lontane, tuttavia, data la spavalderia con la quale Renzi nel subentrare a Letta aveva annunciato la fine della ricreazione e #svoltebuone, non si può fare a meno di constatare che agli annunci roboanti non sono seguite svolte, né tantomeno buone.

Con l’eccezione degli 80 euro destinati ai soli dipendenti – mentre autonomi e pensionati restavano al palo – e di un jobs act i cui contorni restano da capire bene, più che di novità si è sentito odore di muffa: aumenti di Iva, licenza continuata agli enti locali di aumentare le loro imposte, nomine di politici amici nelle controllate e, sul versante europeo proclami di autonomia decisionale seguiti da precipitosi dietrofront e sforbiciate alla legge di stabilità.

Tutte cose già viste per decenni, niente di nuovo né di buono; tanto sarebbe valso allora tenersi i Berlusconi, i Monti o i Letta, con l’aggravante che sono trascorsi ancora 12 mesi nei quali i problemi anziché trovare soluzione hanno continuato a incancrenirsi, le malversazioni a emergere con quotidianità esasperante, le rendite di posizione a consolidarsi, alla faccia della rottamazione.

Il 2015 non nasce con migliori aspettative; saranno necessari nuove e maggiori rinunce e, come sempre, il problema sarà come esse saranno distribuite e condivise; su questo aspetto il timore è che, come sempre nel passato, alcuni saranno chiamati a contribuire mentre altri continueranno imperterriti a godersi i propri privilegi; d’altra parte, la nostra Italietta è una nazione nella quale da qualche decade vengono imposti sacrifici a determinate categorie che per l’occasione vengono tacciate di egoismo se accennano qualche resistenza, mentre alcune elìte e gruppi di potere mantengono neppure scalfiti dei benefici che letteralmente gridano vendetta.

In ossequio a questa prassi, per esempio, i consiglieri di amministrazione delle 7.000 municipalizzate che Renzi ha definito “da eliminare” brinderanno stasera insieme a dirigenti e burocrati a un altro anno di scampato pericolo, festeggiando insieme ai loro equivalenti degli enti inutili ai quali Renzi aveva dichiarato guerra (verbale).

Per intendersi bene, credo che, dati i tempi, a nessuno sfugga la necessità di cedere i piccoli o grandi privilegi ricevuti negli anni di vacche grasse, anche se la tendenza a chiedere che vengano colpiti quelli degli altri e non i propri è purtroppo diffusa, ma ciò che profondamente disturba è che le leggi che impongono i sacrifici vengano da politici che non rinunciano neppure a una stilla dei propri benefici e che le prediche sulla necessità di essere solidali vengano fatte da gruppi di potere che continuano a beneficiare di trattamenti di favore da quei politici.

Tito BoeriCosì, mentre ci si aspetta che il nuovo presidente dell’Inps, Tito Boeri, cerchi di far dare attuazione alle sue idee più volte espresse che prevedono il taglio progressivo dei privilegi del sistema retributivo o che i dipendenti statali perdano alcune condizioni di favore che li fanno vincere per distacco rispetto ai dipendenti privati, dovremmo continuare a vedere corrisposti i vitalizi dei parlamentari tanto più previdenzialmente iniqui e allo spettacolo di municipalità che sperperano in partecipate infoltite di ex politici le risorse rastrellate con tasse sempre crescenti.

Non passa giorno senza che la propaganda dei media più accondiscendenti martelli le categorie eternamente nel mirino: pensionati, dipendenti pubblici e autonomi potenzialmente tutti evasori, propinando sermoncini etici nei quali queste categorie sono additate come composte di egoisti, pingui sanguisughe piantate nella carne viva della nazione e chiedendo nuove e più stringenti leggi che, finalmente, mettano fine a questo spettacolo indecoroso.

Il motivo principle per il quale le misure di rigore trovano tanta resistenza, sindacale, corporativa e anche individuale non sta, come vorrebbero far credere quei media, nell’egoismo o nella miopia e arretratezza di chi ne è oggetto, ma nella totale non-credibilità delle classi dirigenti che le pianificano per gli altri tenendosi totalmente indenni.

A colpi di fiducia si approvano i jobs act, ma non decreti che finalmente aboliscano quegli enti e municipalizzate di cui parlavamo sopra; si impongono prelievi di solidarietà sulle pensioni ma non tagli dei vitalizi; si recupereranno le indicizzazioni 2014 non dovute sulle pensioni ma si può scommettere che verranno concessi gli usuali aumenti tariffari ai monopolisti gestori autostradali.

Questa miopia politica, questa forma di egoismo di casta, non potranno mai convincere alcuna categoria a rinunciare di buon grado a propri privilegi, piccoli o grandi. Pertanto c’è solo da aspettarsi un 2015 folto di contrasti, ricorsi, manifestazioni; tutte cose che Renzi sembra declassare a noiose resistenze corporative, senza comprendere che ciascuno strato sociale semplicemente duplica ciò che vede fare alle classi dirigenti della Nazione: mantenere lo statu quo a qualsiasi costo, trattenere i propri privilegi.

E’ facile capire che senza i sacrifici delle componenti numericamente significative della popolazione la nostra economia non ha futuro, ma non c’è da stupirsi se di fronte alla resistenza ottusa al cambiamento da parte dell’elìte l’idea del tanto peggio tanto meglio si fa sempre più strada.

Prima di una #svoltabuona abbiamo bisogno di un #buonesempio.