Francesco Dell’Oro, su La Lettura di domenica 21 dicembre scrive: “Forse un giorno la smetteremo di mortificare i nostri studenti con l’esercizio, sciocco e diseducativo, del tema in classe, con quel triste cerimoniale che lo accompagna: foglio di protocollo, dizionario e guai a chi copia. Occorre leggere ed interpretare la realtà con onestà intellettuale e con maggiore attenzione. Quando scrivono i nostri ragazzi? A casa? Mai. Lo fanno a scuola. Purtroppo con il tema due o tre volte a quadrimestre. Rare occasioni nelle quali vengono immediatamente travolti dalla nostra ansia di misurazione. Pazzesco!”. Dell’Oro propone dei laboratori di scrittura al posto del tema. A lui ha risposto Armando Massarenti sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore che ritiene il tema uno strumento utile a sviluppare la logica.

Non ne avranno a male Dell’Oro e Massarenti se non sono d’accordo con nessuno dei due.

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Il tema è da sempre, fin da quando andavamo a scuola noi, un’esperienza per nulla sciocca ma un’occasione (una delle poche) per provare l’emozione della scrittura. Chiunque si ritrova di fronte a quella pagina bianca (che sia quella di carta o quella di Word: magari inizierei a far scrivere anche sul pc) sente la trepidazione, l’eccitazione dello scrittore. I bambini attraverso il tema parlano del loro mondo, osservano, scatenano fantasia, a volte si confidano con l’insegnante. Quella pagina bianca ci pone per la prima volta, da piccoli, di fronte alla sfida di imparare a comunicare. Della scuola primaria si ricordano quasi sempre la maestra, il compagno di banco, la gita e qualche tema che si è fatto. Certo, è poi vero che non basta il tema: dobbiamo insegnare a scrivere una lettera, un articolo di giornale, un saggio.

Allo stesso modo, credo a differenza di Massarenti, che la scuola abbia bisogno di logica quanto di creatività. A dire il vero son più preoccupato della seconda che della prima. In una scuola dove si misurano i bambini attraverso test a “tempo” e a risposte chiuse, ben venga il tema che mette il bambino di fronte alla creatività, liberando i propri pensieri. Semmai, credo sia giunto il momento di liberare i nostri ragazzi, soprattutto quelli della secondaria, dalla prigione del riassunto.

Voglio, invece, immaginare che Massarenti e Dell’Oro converranno con me nel pensare che per imparare a scrivere serve leggere. Quest’ultimo resta nelle scuole italiane un esercizio insufficiente. L’Istat, nell’annuario 2014, riporta dati che non sono per nulla rassicuranti: nonostante i lettori giovani siano i migliori in Italia sono ancora troppo pochi. Nel 2014 si è dedicato alla lettura solo il 41,4% delle persone in età scolare. Abbiamo bisogno di invadere le nostre scuole non solo di libri ma di lettori e scrittori che raccontano la bellezza dello scrivere e del leggere. Ecco perché sogno una scuola con uno scrittore per classe.