Dopo i contributi negati al Festival Verdi, la cultura a Parma subisce un altro duro colpo, con il declassamento della Biblioteca Palatina e della Galleria Nazionale. I tagli alla cultura e la riforma del ministero dei Beni culturali sulle soprintendenze faranno infatti perdere autonomia agli istituti museali del territorio e alla sua più importante biblioteca. Così è deciso dalla riorganizzazione ministeriale entrata in vigore a metà dicembre con il decreto 171 del 20 agosto 2014, che prevede la creazione di una Soprintendenza “mista”, che unirà la Soprintendenza dei beni storico-artistici e quella dei Beni architettonici, che si occupano rispettivamente di beni mobili e di beni immobili. La sede di questo nuovo organismo rimarrà il Palazzo della Pilotta a Parma, ma la Galleria nazionale non farà più parte della Soprintendenza.

L’esposizione permanente, dove si possono ammirare, tra le altre, opere di Parmigianino e di Correggio, così come di Leonardo e di Canaletto, è destinata a entrare, insieme alla Camera di San Paolo, nel circuito museale regionale che raccoglierà tutti i poli d’interesse dell’Emilia Romagna, così come accadrà anche nelle altre regioni d’Italia, e che dipenderà da una direzione generale per i musei creata con il decreto. Altro destino avrà invece la Biblioteca Palatina, declassata insieme alle altre biblioteche nazionali, che quindi perderà il suo dirigente in loco, passando alle dirette dipendenze di Roma. L’istituzione che ospita raccolte, manoscritti, incisioni internazionali, oltre al materiale utilizzato dal tipografo Giambattista Bodoni, e che proprio grazie a una raccolta fondi avviata dalla dirigenza è stata di recente riaperta al pubblico dopo il principio di incendio che per oltre un anno aveva reso impossibile la consultazione del suo patrimonio, d’ora in avanti sarà diretta da un bibliotecario.

La scelta di declassare i poli di attrazione storico-artistica della città ducale non è piaciuta al sindaco Federico Pizzarotti, che già si era scontrato con il ministro alla Cultura Dario Franceschini per aver negato i finanziamenti al Festival Verdi, e che sempre a lui si era rivolto proprio in vista della riforma dei Beni culturali che avrebbe interessato Parma, chiedendo di aprire un tavolo di confronto, per evitare il rischio di “un progressivo decentramento e sradicamento di gran parte del patrimonio artistico e culturale di Parma dalla propria realtà”. “Il punto – ha spiegato Pizzarotti – è che da Roma smantellano pezzo dopo pezzo le ricchezze dei Comuni. Questo governo sta applicando una riorganizzazione insensata, sia amministrativa che economica, che non tiene conto del territorio e delle sue ricchezze”. L’invettiva di Pizzarotti segue a quella che già lo aveva portato allo scontro con Franceschini per il Festival Verdi e ora il dito è puntato anche al silenzio dei parlamentari Pd parmigiani: “Mi rende perplesso il silenzio dei parlamentari parmigiani, che non possono permettere tutto questo senza battere ciglio su decisioni così inspiegabili. Come avrebbero potuto impegnarsi per far sì che il Festival Verdi venisse finanziato a livello ministeriale. Siamo patria del compositore italiano più conosciuto nel mondo ma non disponiamo di un finanziamento annuale per il suo Festival. L’Italia – conclude il sindaco – dimostra ancora una volta che con la cultura non si mangia. Alla faccia della nostra città, che di cultura e di storia vive e prospera”.

I parlamentari Pd però scaricano le responsabilità sul sindaco Cinque stelle, spiegando che l’operazione di riorganizzazione dei beni culturali riguarda tutta Italia e non solo Parma, e che il primo cittadino si è mosso troppo tardi per cambiare le cose. “Si possono discutere i criteri, certo – replicano il senatore Giorgio Pagliari e la deputata Patrizia Maestri – ma non si può pensare di coprire una tardiva azione gettando ombre sui parlamentari”. Anche sul Festival Verdi i parlamentari respingono le accuse, accollando invece al primo cittadino la colpa di una cattiva gestione del Teatro Regio. “Purtroppo – concludono – non c’è niente di nuovo sotto il sole: sulle vicende importanti, legate al ruolo e al peso del nostro territorio, non è di Roma che dobbiamo preoccuparci, ma del palazzo municipale. Noi non siamo contenti di dover dire questo, perché non giochiamo, come il sindaco, allo sfascio. E’ la stessa differenza che in Parlamento c’è tra l’azione del Pd e del M5S”.