Ogni due giorni un operaio nepalese muore mentre lavora alla costruzione delle strutture per i Mondiali di calcio del 2022 in Qatar. Lo scrive il Guardian in un’inchiesta pubblicata a puntate dalla quale, si specifica, sono esclusi i lavoratori indiani, cingalesi e bengalesi, “altrimenti (le vittime) sarebbero quasi sicuramente più di una al giorno”. Dati che sollevano nuove polemiche sulla decisione di affidare l’organizzazione della manifestazione all’emirato del Golfo.

Il Comitato organizzatore qatariota aveva garantito che le condizioni di lavoro degli operai stranieri sarebbero migliorate, dopo le denunce di associazioni internazionali e di alcuni media. Tante le promesse del governo e poche, però, le cose che sono cambiate, con le organizzazioni per i diritti dell’uomo che accusano lo Stato mediorientale di aver compiuto cambiamenti di facciata, invece di vere e proprie riforme, senza cercare i responsabili di condizioni lavorative paragonabili alla “schiavitù“. Eccessive ore di lavoro, con una temperatura regolarmente sopra i 50 gradi e, in alcuni casi, senza la possibilità di bere. “Sappiamo che le persone che lavorano per molte ore a temperature alte sono sottoposte a malori”, dice al Guardian Nicholas McGeehan, responsabile per il Medio Oriente di Human Rights Watch.

McGeehan aggiunge, poi, che le autorità qatariote hanno la responsabilità di stabilire se le morti sono legate alle condizioni di vita o di lavoro degli operai impiegati nei cantieri, “ma, lo scorso anno, il Qatar si è rifiutato di condurre indagini approfondite riguardo a queste morti”. In un report Dla Piper si legge che 964 lavoratori provenienti da Nepal, Bangladesh e India sono morti mentre vivevano e lavoravano in Qatar tra il 2012 e il 2013. Nel documento si invita anche il governo qatariota a investigare sulle cause dei decessi e a prendere provvedimenti che migliorino le condizioni lavorative degli immigrati nei cantieri dei Mondiali del 2022.

L’unico provvedimento preso dal governo dell’emirato, però, è stato quello di rivedere il sistema del “kalafa“. Questo prevede che il datore di lavoro abbia la possibilità di decidere se fornire il visto d’uscita dal Paese per il dipendente per tutta la durata del contratto (alcuni dei quali sono anche di 5 anni). Un sistema che può “imprigionare” molti dei circa 400mila immigrati nepalesi in Qatar.

Un report del Consiglio per la promozione dell’impiego all’estero nepalese parla di 157 cittadini morti in Qatar tra gennaio e novembre, 67 dei quali per arresto cardiaco, 8 per infarto e altri 34 per incidenti sul lavoro. Un’altra ricerca effettuata, invece, dal quotidiano britannico, con l’aiuto delle autorità del Nepal, conta 188 vittime nello stesso periodo, contro le 168 di tutto il 2013.

Il problema delle condizioni di lavoro nei cantieri degli stadi qatarioti era già stato portato all’attenzione del presidente della Fifa, Joseph Blatter, che, però, aveva scaricato ogni responsabilità affermando che ciò che succede agli immigrati che lavorano per il Mondiale del 2022 non dipende dalla Federazione. L’edizione qatariota della Coppa del Mondo ha già fatto discutere quando mancano ancora 8 anni all’inaugurazione, con l’emirato accusato di aver corrotto dei funzionari per assicurarsi la possibilità di ospitare la manifestazione.