Il vecchio si voltò di scatto, nell’attimo esatto in cui la donna lo affiancava. Lei, accortasi del gesto “Mi scusi, lo so che fanno rumore”. Sul porfido di via Farini basta poco per battere il passo, ma le scarpe della donna, eleganza di anni altrove, suonavano forte e di corsa, giacché la fretta scalpitava sotto i tacchi. “No…è che mi ricorda i passi dei tedeschi, in tempo di guerra. Facevano quel rumore lì e io li sentivo da quella finestra laggiù”.

Sorrise il vecchio e tanto bastò alla donna per rimandare la sua destinazione. Quell’accostamento storico, poi, concesse il resto: raggiungere Piazza Garibaldi fianco a fianco, con la promessa di approfondire quel passato. E così accadde, nella lentezza di chi si dà il tempo per conoscere la memoria in fuga, che lui le parlò. Lei, pudica, non domandava nemmeno di fronte al desiderio di aprirsi, troppo in colpa per aver banalmente indotto l’evocazione. Ma il vecchio era d’altro avviso e continuò. Camminarono come cammina una coppia che si vuole bene. Camminarono. Fino a “…quella finestra lì, vede? Io abitavo lì. Bè, sono tornato e ci abito ancora. Lì mi affacciavo e li vedevo arrivare. Scappai quasi subito, conobbi una donna che diventò mia moglie. Abbiamo avuto una figlia. Poi…”

La donna, ferma sulla porta di casa del vecchio, non si concesse che l’attesa del racconto che continua. Guardò l’ingresso per non vedere gli occhi di lui che le rimandavano il riflesso di lei, commossa, ormai del tutto assente al suo appuntamento. Lei immaginò la casa, le foto, i cassetti e il tavolo della cucina. Senza riuscirci. “… poi… c’erano le persecuzioni razziali… mi salvai solo io. E’ stato tanto tempo fa… Per carità… non voglio che dia la colpa del mio ricordo alle sue scarpe! Ne parlo volentieri… sono i miei ricordi… anzi, ho una foto di mia figlia, la vuole vedere? Lei le somiglia molto, dico davvero, la vuole vedere? Sì, le somiglia proprio, non è straordinario come regalo di Natale? Voglio dire… ho incontrato lei per una coincidenza… Mi scusi, io mi sto dilungando mentre è la Vigilia e sicuramente lei ha un marito che l’aspetta.”

All’improvviso il vecchio estrasse dalla tasca la foto della figlia e gliela mostrò “Che le dicevo? E’ una foto un po’ rovinata…ma la somiglianza c’è tutta! Non è incredibile?!”. Lei immobile, gli occhi appesi alla ragazza nella foto, non proferì parola. Fu il vecchio a congedarsi “Buon Natale!” e scomparve dietro la porta d’ingresso. La donna, ancora ferma sull’uscio, emise dalla bocca il leggero alito di poche parole “No, non è incredibile. E’ mia madre.”