Ed anche l’ultima legge di in-stabilità ci ha donato delle perle di autentica saggezza. In aumento come sempre. Occorre essere fiscali e il governo Renzi lo è stato. Non Stato ma stato.
Correva l’anno del signore 22 febbraio 2014 quando si insediò il giovane rotta-amatore affabulatore twit-attore Matteo Renzi, il quale subito professò il Vangelo secondo Matteo “Meno tasse, tagli della spesa pubblica, più sviluppo”. Il verbo, dopo 10 mesi rimase solo una chimera, nutrito da una sequela invereconda di rilanci (nel poker si chiama gioco d’azzardo). Appena la mano diviene impegnativa, si rilancia.

Invero, così come ha dimostrato questo giornale, comparando tutti i parametri (Pil, disoccupazione, debito pubblico etc.) con il governo precedente, risultano pressoché tutti peggiorati. Basterebbe questo per liquidare il giovane incantatore e dire “avanti il prossimo”. Se non fosse che l’autoritarismo impera, così come ha dimostrato da ultimo il passaggio sulla legge di Stabilità, imposta all’ultimo e al buio. Una scelta autoritaria perché palesante un regime fondato sul disprezzo degli organi democratici (Parlamento), oramai chiamato a ratificare le scelte del Principe. Nel silenzio più assordante del Re (Giorgio II, what else?).

In particolare il regime, ben realizzato con un’architettura di vassalli e posizionando le proprie pedine in ogni posto di comando (scelte per merito, ma di cosa non sappiamo) utilizza la leva fiscale al pari di un manganello. Purtroppo pochi paiono notarlo. Perché il voto premia chi agita il manganello. Un popolo di masochisti. O di cloroformizzati.
I giornali (di regime anch’essi) annunciano quindi che la Tasi non aumenterà per il 2015 e lo annunciano con toni trionfalistici, come se fosse uno straordinario dono di Natale. E gli italiani abboccano. Poco importa che nel giro di un paio di anni, al contrario i governicchi targati “ce lo chiede l’Europa” e “mi manda Picone” abbiano triplicato le imposte sugli immobili, utilizzandoli come un porcellino salvadanaio e dunque di fatto disintegrando gli investimenti degli italiani. Nonché abbiano distrutto lo stesso mercato immobiliare, oramai fluttuante, incerto, deprezzato. Al punto che il numero degli immobili invenduti nelle aste giudiziarie, seppure al terzo e quarto ribasso (dunque sino al 50% in meno del valore stimato), è enorme. Roba mai vista.

Ma in quale Paese europeo o civile si può assistere ad un prelievo fiscale così crescente (triplicato), aggressivo (a tambur battente), sproporzionato (rispetto ai servizi ridistribuiti localmente), cialtronesco (Imu, Tasi, Tari moltiplicate, rinominate, con aliquote incerte sino all’ultimo minuto, come il gioco delle tre carte) e talmente ingannevole e laborioso da dover obbligare la maggior parte dei contribuenti a incaricare un interprete (il commercialista, in primis, e dunque con un altro obolo) per capire cosa voglia il fisco? Negli altri Paesi civili le imposte sulle case (ove ci siano) sono chiare, ti giungono a casa, le paghi comodamente, ti vengono ridistribuite in servizi. In un rapporto paritario e trasparente. Da noi l’opposto.

Da noi il prelievo fiscale (soggettivizziamolo così rende l’idea leviatana) prima ti terrorizza (chissà quanto sarà? Chissà se ce la farò? Chissà se mi risparmierà stavolta?), poi ti confonde (è così ma forse no, potrebbe non esserlo), indi ti colpisce inesorabilmente (soprattutto se ceto medio) e poi infine ti insegue perdutamente (con cartelle, ancorché la metà delle quali sia illegittima come attesta la casistica dinanzi alle Commissioni Tributarie; tanto l’Agenzia delle Entrate conta sui grandi numeri e sulle cartelle non troppo esose, per le quali diviene abnorme e rischioso sostenere un contenzioso, meglio pagare e tacere).

delega fiscale 675

Lo stesso dicasi per il Contributo Unificato (tassa introdotta nel maggio 2002 per iscrivere una causa a ruolo) il cui valore è triplicato nel giro di pochi anni con l’obiettivo scientifico di deflazionare (ergo dissuadere) i cittadini dall’iniziare una causa. Lo Stato che intimidisce i cittadini di non domandare tutela giurisdizionale, usando la leva fiscale. Il diritto alla difesa ex art. 24 Cost. sbertucciato. E si aggiunga come solo una parte degli introiti di questa tassa servano a sostenere il fisco. Che difatti langue e si dispera nei vuoti d’organico e infrastrutture fatiscenti.

In pasto al Popolo bue il Principe illuminato ha così gettato le briciole degli 80 euro, con le quali ha consolidato la poltrona e con le quali potrebbe governare a lungo, infilando nelle tante manovrine finanziarie punture di innalzamento fiscale (da ultimo verso le partite Iva, in favore dell’Inps; contro i fondi pensioni e le Casse c.d. private, aumentando l’aliquota sui rendimenti dal 17% al 26% mentre in Europa sono esenti da aliquota!).

Serve altro per destarsi?