Se ci fosse ancora qualcosa che non sappiamo sui Beatles, potrebbe raccontarcela soltanto Freeda Kelly, segretaria dei Fab Four dal 1961 al 1972, assunta a soli 17 anni dal manager dei quattro di Liverpool Brian Epstein che lei poi prese a chiamare Eppie. In oltre quarant’anni non si è mai sbottonata, fedele alla riservatezza nei confronti dei suoi ex datori di lavoro neanche fosse un avvocato o un prete in un confessionale, ma l’anno scorso ha deciso di svelare qualcosa in Good Ol’ Freeda, film diretto da Ryan White che dopo aver girato i Festival di tutto il mondo arriva su Sky Arte in prima TV e in prima serata venerdì 26 dicembre come La segretaria dei Beatles perché “dietro una grande band c’è sempre una grande segretaria” recita il sottotitolo e mai citazione parafrasata sembra più vera di questa. Sembra infatti che la Kelly fosse devota quasi all’inverosimile nei confronti di Paul, John, Ringo e George dei quali dirigeva pure il fan club, anche se non resta difficile immaginare l’entusiasmo di un’adolescente nel far parte del mondo della band divenuta presto la più famosa e osannata di quegli anni, e ad essere persino pagata per farlo scatenando l’invidia delle sue coetanee.

Si narra che quando una fan inviò la federa di cuscino pregando di farci dormire Ringo Starr per poi riaverla indietro, Freda l’abbia portata personalmente alla madre del batterista chiedendole di assicurarsi che ci schiacciasse davvero almeno un pisolino. Per il resto non rivela molto in realtà, almeno non quanto ci si sarebbe aspettato dopo tanto silenzio, ma i fans più inossidabili avranno almeno l’occasione di rivedere i Beatles com’erano ai tempi dei primi concerti al Cavern Club di Mathew Street dove suonarono ben 292 volte dal 1961 al 1963, gustare suggestive immagini d’epoca e filmati originali e riascoltare un po’ della loro storia da una voce diversa. A seguire sempre in prima visione TV e a mezzo secolo dall’uscita nelle sale, A Hard Day’s Night, restaurato in 4K e con audio rimasterizzato, il film di Richard Lester uscito nell’estate del 1964 a consacrare il successo della band e a trainare l’album omonimo, quello che contiene And I love her e I’ll be back per intenderci.

Lunedì 29 dicembre alle 22.15 sempre in prima visione arrivano i Police. La storia della rock band inglese nata pochi anni dopo lo scioglimento dei Beatles è ripercorsa in Can’t stand losing you, docufilm di Andy Grieve e Lauren Lazin coprodotto da Nicholas Cage e uscito nelle nostre sale l’estate scorsa per tre soli giorni che prende il titolo dal secondo singolo, dopo Roxanne, del primo album Outlandor d’Amour del 78. A raccontarla è il chitarrista Andy Summers attraverso la sua autobiografia One train later approvata anche dagli ex soci, arricchita da filmati e immagini inediti: dai suoi esordi negli Animals di Eric Burdon all’incontro con il batterista Stewart Copeland e il cantante Sting, dalla rincorsa del successo ai concerti, dalle prime discussioni allo scioglimento, fino a quel tardivo colpo di coda del 2007 che sfociò nel tour mondiale della riunione.

Dazed and Confused è il titolo del film del 2009 scritto e diretto da Sonia Anderson inedito per la TV in onda nella prima serata del primo gennaio dedicata ai Led Zeppelin, 500 milioni di dischi venduti nel mondo dal 1968 fino a due anni dopo il loro scioglimento avvenuto nel 1980 con la morte del batterista John Bonham e il via ai percorsi solisti di Robert Plant e Jimmy Page. A seguire in prima visione, in alta definizione e in audio Dolby Digital 5.1., Celebration Day, il film sul loro concerto del 10 dicembre all’Arena 02 di Londra in omaggio all’amico Ahmert Ertegun, co-fondatore con il fratello Nesuhi di Atlantic Records: per lui sul palco di nuovo insieme oltre a Plant e Page, John Paul Jones e il figlio di John Bonham, Jason.

Domenica 4 gennaio è la volta di Jim Morrison: in prima visione alle 21.10 A rock poet il documentario dedicato al Re Lucertola con contributi di Oliver Stone, Danny Sugerman, Duke Special e David Crosby a raccontare l’incontro nella californiana Venice Beac, nell’estate del 1965 tra l’aspirante poeta Jim e il giovane tastierista Ray Manzarek, ex compagni della scuola di cinema di Los Angeles, e poi con il batterista John Desmore e il chitarrista di flamenco Robby Krieger e della loro trasformazione nei Doors. E a seguire The Doors – When you’re strange, secondo Manzarek “la vera storia dei Doors”, docufilm di Tom Di Cillo passato pure al Sundance Film Festival nel 2009 con la voce narrante di Morgan a sostituire nella versione italiana quella originale di Johnny Depp.